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Dopo il deficit il bail-in

Perché una crisi bancaria seria può aprire un’altra frattura con l’Ue

27 Ottobre 2018 alle 06:00

Dopo il deficit il bail-in

Mario Draghi e Giovanni Tria (foto LaPresse)

Oltre a una manovra in deficit già censurata dalla Commissione, che ora cerca un compromesso, e gli attacchi congiunti di ieri a Mario Draghi, c’è un modo in cui il governo gialloverde può mettere in discussione l’architettura europea ancora di più? Forse, molto dipende da come si avviterà la crisi bancaria autoindotta dall’esecutivo nei suoi cinque mesi circa di attività. Il settore bancario è sotto pressione per l’aumento dello spread che erode il capitale delle banche cariche di titoli pubblici. L’ha constatato Draghi, presidente Bce, ma ne sono consapevoli anche Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i quali ripetono che il governo è disponibile ad aiutare le banche. Ma in che modo? Ci sono degli istituti particolarmente fragili in questo momento e sono il Mps e Carige. Entrambi devono emettere delle obbligazioni subordinate per rimpinguare il capitale di vigilanza e l’accoglienza degli investitori potrà non essere benevola; per Carige si parla di una emissione che può sottoscrivere il grande azionista Malacalza. Tuttavia, come ipotesi, gli analisti non escludono nemmeno la possibilità che si arrivi a un bail-in che infliggerebbe perdite a obbligazionisti e azionisti. Il bail-in è una riforma europea epocale, approvata anche in Italia, che segna una cesura con l’èra dei bail-out, usati durante la crisi per salvare le banche con i soldi dei contribuenti. M5s e Lega sono allergici alla procedura di salvataggio interno ma nemmeno sono stati sempre favorevoli a usare soldi pubblici per le banche, come accaduto con il Montepaschi di cui il Tesoro è azionista di maggioranza sotto la vigilanza della Commissione. Se la situazione dovesse avvitarsi – lo stato di salute del sistema sarà evidenziato alla pubblicazione degli stress test il prossimo 2 novembre – l’ipotesi estrema di un bail-in non può essere esclusa, come ragionamento teorico, per capire se potrà essere un altro punto di conflitto tra le autorità europee e Roma. Ma c’è una contraddizione: un bail-out vorrebbe dire a dare i soldi degli italiani ai banchieri e usare il bail-in danneggerebbe i risparmiatori, come veniva imputato al governo Renzi che lo utilizzò. Se una banca va in difficoltà come gestiranno la crisi? Tertium non datur.

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