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Manovra col botto

Mariarosaria Marchesano

Qualsiasi invenzione di Lega e M5s non distrae il mercato da stime bislacche e scontro con l’Ue

Milano. Nelle ultime ore l’attività del governo Lega-M5s sulla manovra economica si è concentrata nel cercare la quadra sulla “pace fiscale” – probabilmente andrà in un decreto a parte – in modo da potere approvare il documento programmatico e inviarlo a Bruxelles nei tempi stabiliti (ieri 15 ottobre). Tuttavia la comunità finanziaria internazionale continua a guardare con scetticismo e timore alla situazione dell’Italia e a temere il rischio di una frattura con l’Unione europea.

 

Quest’ultima appare ormai una possibilità concreta dopo che il primo ministro olandese, Mark Rutte, ha lasciato trapelare che intende sollevare la questione del quadro di bilancio dell’Italia al vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione europea che si svolgerà giovedì prossimo e dove è atteso anche anche il premier Giuseppe Conte. Quello di Rutte è un messaggio che non viene sottovalutato dagli osservatori di mercato visto che siamo molto vicini al momento in cui si scopriranno le carte.

 

Flat tax, reddito di cittadinanza e abolizione della Fornero dovrebbero essere tutte nella manovra finanziaria perché il governo, come ha detto ieri il vicepremier Matteo Salvini, non si sente vincolato dalle norme sul deficit pubblico decretate da Bruxelles. Nulla, dunque, lascia intravedere che possa essere fatto un passo indietro rispetto agli obiettivi di bilancio inseriti nell’ultima versione della nota di aggiornamento del Def e sui quali si basa la manovra stessa, cioè la previsione di un rapporto deficit-pil al 2,4 per cento nel 2019, al 2,1 per cento nel 2020 e all’1,8 per cento nel 2021. Il tutto con un deficit strutturale mantenuto all’1,7 per cento nei tre anni.

 

In un report pubblicato ieri, gli analisti del gruppo d’investimenti Fidentiis prevedono che le misure annunciate e gli obiettivi di finanza pubblica “aumentano materialmente il rischio di contenzioso con l’Unione europea e, soprattutto, rendono l’Italia un punto debole nei mercati finanziari poiché la probabilità di una crisi del debito aumenta se la crescita del pil non rispetta le aspettative”. In ogni caso, la Commissione europea, dalla ricezione dei progetti di bilancio, ha due settimane di tempo per respingerli se dovesse trovarli non conformi (cioè entro il 29 ottobre). Quindi, bisogna attendere che avvenga un esame di merito.

 

Secondo Fidentiis, il punto di scontro con Bruxelles sarà rappresentato proprio dal livello di deficit strutturale fissato che “va contro il modello di riduzione precedentemente concordato (Patto di stabilità) e probabilmente va contro anche gli articoli 81 e 97 della Costituzione”. Per rinfrescare la memoria, gli articoli sono, in estrema sintesi, quelli che dicono che lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio tenuto conto dell’andamento dell’economia e che gli uffici pubblici sono organizzati in modo che venga assicurato il buon andamento e l’imparzialità dell'amministrazione. Insomma, la manovra partorita dal governo Lega-M5s sarebbe anticostituzionale e a farlo emergere sono le valutazioni dei grandi investitori istituzionali che, proprio perché gestiscono i patrimoni e i risparmi di decine di migliaia di soggetti, piccoli e grandi, basano le proprie decisioni anche sull’affidabilità dei conti pubblici dei vari paesi.

 

Per Fidentiis il disastro è annunciato

Entrando nello specifico, Fidentiis obietta che un deficit strutturale all'1,7 per cento in presenza di una modesta crescita del pil nel periodo che va dal 2019 al 2021 “è un totale non senso per un paese indebitato come l'Italia”. Quello che gli analisti faticano a capire è come misure espansive nette che non ammontano a più di 6 miliardi, di cui 3 miliardi di investimenti pubblici, possano aumentare la crescita del pil nel 2019 dall'attuale tendenza dello 0,9 per cento al nuovo obiettivo del governo dell’1,5 per cento. “Non comprendiamo come, in qualsiasi quadro sia keynesiano o neoclassico, una spinta così modesta rifletterebbe una maggiore crescita fino allo 0,5 per cento nel 2020 e allo 0,3 per cento nel 2021 mentre il disavanzo in quegli stessi anni scende”. Insomma, Fidentiis ritiene che, con questa manovra economica, l’Italia potrà crescere nel 2019 ad un tasso compreso tra lo 0,6 lo 0,8 per cento. Il che equivale anche a dire che l’impatto delle misure previste dal governo sullo sviluppo del paese sarà pari a zero. Ma il giudizio più severo la casa di investimenti lo riserva all’abrogazione della legge Fornero, che nella manovra rappresenta il “distruttore delle finanze pubbliche per eccellenza” tra tutte le misure proposte.