L'abiura del diesel migliora la qualità dell'aria?

Maria Carla Sicilia

Dalla Germania alla Pianura Padana, molte città europee hanno adottato misure per vietare la circolazione di auto a gasolio. Altre si preparano a farlo. Abbiamo chiesto a Massimo Ciuffini e Pier Luigi del Viscovo se il blocco della circolazione alle automobili a gasolio sarà un provvedimento efficace per abbattere l'inquinamento 

Il blocco permette, in situazioni di grave rischio per la salute dei cittadini, di ridurre la concentrazione di alcuni inquinanti. Nel medio termine, poi, accelera lo svecchiamento del parco auto. Dunque sì, il provvedimento è efficace. Il punto però è se lo è abbastanza – e alcune evidenze ci dicono che non lo è – o se non vi siano altre soluzioni da affiancare a questa. Sul primo punto, chiariamo subito che i trasporti non sono l’unica fonte d’inquinamento. Ad oggi, molti segnali indicano che sarebbe necessario ridurre anche le emissioni del settore residenziale, derivate dalla combustione di biomasse, o dall’uso dei fertilizzanti e dalle deiezioni animali del settore agricolo. Fino a quando non si investirà con decisione per fare delle analisi di speciazione sito-specifiche, cioè analisi chimico fisiche delle polveri raccolte dalle centraline, non sarà possibile adottare misure più selettive. Ma restando ai trasporti, potrebbero essere adottati provvedimenti ancora più incisivi? Senza dubbio sì. Serve una politica dei trasporti che punti a una radicale trasformazione del nostro modello di accessibilità/mobilità. Lo si dice da decenni ma nelle città italiane il trasporto stradale privato è tutt’ora dominante. Non è un caso dunque se gli impatti della mobilità si addensino in città, dove tra l’altro vive la maggioranza dei cittadini esposti. Eppure quando si parla di investimenti strategici dedicati alla mobilità, la priorità è sempre data ai traffici di lunga percorrenza o internazionali. Anche di fronte ad emergenze sanitarie così dirompenti, di fronte all’immobilità urbana in cui siamo invischiati, dovremmo concentrare tutti gli sforzi e gli investimenti a ferrovie suburbane, a metropolitane, a linee tramviarie, a piste ciclabili, alla mobilità condivsa. Per non parlare di questa “piccola grande opera” che consiste nel riconfigurare lo spazio stradale in città per dare meno spazio alle auto e più alle altre modalità. Anzi, si sono tagliati i fondi al trasporto pubblico, in una suicida ricerca dell’efficienza dovuta alla riduzione dei costi piuttosto che all’aumento dei passeggeri. Tutto questo è anacronistico. La rivoluzione digitale è qui, offre possibilità inimmaginabili, si pensi per esempio ai nuovi servizi di sharing (e siamo solo all’inizio). Ma soprattutto c’è una trasformazione dei comportamenti e della percezione dei cittadini che desiderano muoversi altrimenti. Si tratta di progettare e costruire questa nuova opportunità.

  

Massimo Ciuffini, Fondazione per lo sviluppo sostenibile

Abbiamo chiesto a Massimo Ciuffini e Pier Luigi del Viscovo 

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