Social card di cittadinanza

Valerio Valentini

Dieci miliardi per tutti non bastano: e allora il M5s pensa a un buono spesa

Quello che implorano di non fare, mentre confermano che “sì, l’idea c’è”, è di chiamarla “card”. Troppo vivo, evidentemente, il ricordo che pure non è fresco, di quando a proporre le “social card” erano gli altri, i vecchi partiti, e il buon Beppe, sul Sacro blog, sentenziava: “Due parole in inglese per prendervi per il culo in italiano”. E però i grillini al governo lo ammettono: “Ci si sta ragionando”. Si sta ragionando, cioè, sul lancio di un buono spesa (card? vabbè: card!) su cui dirottare i fondi del reddito di cittadinanza. Un modo per costringere, si ragiona ai vertici del M5s, per “incentivare, se non costringere, la gente a spendere”. E dunque “rilanciare la domanda interna”, innescando quell’effetto “moltiplicatore” che, a giudizio dei contabili a cinque stelle, dovrebbe ridurre il debito col deficit, trasformando il deficit in crescita. A lavorarci, al momento, è Laura Castelli, viceministro dell’Economia. E insomma il progetto, valutato al momento insieme ad altri, è quello di una social card su cui far confluire i fondi – di certo non 780 euro – con cui poter acquistare beni di prima necessità: tutti soldi da spendere entro una certa scadenza – trimestrale, magari, stando alle prime ipotesi – dopodiché la giacenza andrebbe persa. Il tutto, comunque, a una platea assai più ristretta di quella annunciata: utilizzando i paramatri Isee, ancora tutti da definire, e modulando il sussidio in base alla grandezza dei nuclei famigliari, si scenderà ben al di sotto dei 6,5 milioni d’italiani. Ma quella è la cifra indicata da Di Maio durante la festa a Palazzo Chigi di giovedì. “Eh, vabbè, lo ha detto”, sorridono i grillini. Come a mettere le mani avanti: come a spiegare, insomma, che saranno molte le cose promesse in queste ore brave che poi, nella #ManovraDelPopolo, verranno ridimensionate.

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