Bolloré suona la carica fuori dall’Italia

Redazione

La natura non ha concesso agli squali il lusso di potere stare fermi. Il predatore del mare deve continuare a nuotare per sopravvivere. Nemmeno agli squali della finanza, come ai media piace chiamare Vincent Bolloré, è concessa tregua. Ieri Vivendi ha registrato una delle migliori performance sul listino francese in scia all’annuncio della vendita di metà della partecipazione in Universal Music Group e dei colloqui per comprare l’editore francese Editis, oltre alla comunicazione dei conti lunedì con un calo dell’indebitamento. Nei mesi scorsi Vivendi era sotto pressione da parte degli investitori, che chiedevano maggiori ritorni sull’investimento, per fare cassa con la cessione di una quota in Universal, il “gioiello” di casa Bolloré, molto di più della pay tv Canal Plus. Universal può valere tra i 20 e i 30 miliardi di euro, a seconda delle stime, e come etichetta discografica include artisti del calibro di Rihanna, Taylor Swift, Lady Gaga, Beatles e Rolling Stones. Grazie a piattaforme di streaming musicale come Spotify, ma anche ai social newtwork come Facebook, il business musicale è tornato a fare macinare guadagni e Vivendi non avrà problemi a trovare un acquirente (che dovrà però anche accettare i Bolloré come partner).

 

In passato le offerte di Soft Bank e di Liberty Media vennero respinte. Vivendi, presieduta dal figlio di Vincent, Yannick, dimostra comunque di essere versatile e di sapersi adattare ai cambiamenti del mercato approfittando delle opportunità quando si presentano. In Italia con Tim Vivendi ha sperimentato l’opposizione congiunta del fondo attivista Elliott e della Cassa depositi e prestiti che l’hanno messa alle strette in consiglio di amministrazione pur essendo primo socio con il 24 per cento delle quote. E’ proprio per i “rischi di esecuzione” del piano industriale al 2020 e in considerazione del “minore potere” in Tim che Vivendi ha svalutato per 512 milioni la sua partecipazione nella compagnia telefonica. La corazzata Bollò cercherà migliore fortuna in altri lidi per costruire un polo dell’intrattenimento europeo? Canal Plus va male, certo. Ma Vivendi è appena entrata in trattativa con lo spagnolo Grupo Planeta per (ri)comprare Editis. Vivendi in passato aveva ceduto l’editore francese un po’ vecchio stampo che, una volta tornato in casa Bolloré, sarà da innovare. Ripartirà da qui? Vincent suona anche senza Italia.

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