Danilo Toninelli (foto LaPresse)

Toninelli, ma che stai a fa' con Fs?

Redazione

Da vigilante fa l’azionista, dice “pendolari” ma frena la concorrenza

Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha annunciato via Facebook i nomi dei nuovi vertici delle Ferrovie: Gianfranco Battisti sarà amministratore delegato e Gianluigi Vittorio Castelli presidente. Si tratta di scelte interne all’azienda che il ministro accompagna con l’invito, tra l’altro, a “potenziare il trasporto su ferro regionale”. Nella procedura adottata ci sono due anomalie, figlie di un rapporto patologico con le partecipate. In primis stupisce che l’investitura arrivi proprio da Toninelli: nella ripartizione delle funzioni tra i ministeri, il ruolo di azionista spetta all’Economia, mentre il Mit deve vigilare sul settore. Questa distinzione non è casuale ma risponde all’esigenza di separare la proprietà dell’ex monopolista dalla supervisione sul suo operato, in modo tale da allontanare – per quanto possibile – gli interessi dell’azionista da quelli del regolatore (che deve preoccuparsi del bene di tutti).

 

La concezione proprietaria delle Ferrovie emerge infatti nel passaggio successivo: il ministro sembra dare per scontato che il trasporto regionale resterà a Fs. Implicitamente quindi lancia un forte segnale: ancora una volta, pendolari e contribuenti – la cui tutela può essere garantita solo rendendo contendibile l’affidamento del servizio – vengono sacrificati sull’altare dello status quo. A giudicare dalla sua propensione a puntellare gli interessi costituiti (come suggerisce anche l’intervento a gamba tesa sull’integrazione con Anas) Toninelli non può richiamarsi al salviniano “molti nemici molto onore”. Rimane valido il fascistello “tutto è nello stato e nulla al di fuori di esso”.

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