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Dietro il boom dell'economia americana

Redazione

Il pil americano va su (più 4,1) ma il sovranismo non va giù ai big boss

"I am thrilled to announce that in the second quarter of this year, the U.S. Economy grew at the amazing rate of 4.1%!”, twittava ieri il presidente Donald Trump. Mai esultanza può essere più azzardata. Almeno per due ragioni. La prima sta in un “inganno” statistico. La seconda ragione è che il grande business non apprezza The Donald come all’inizio.

 

Vediamo i numeri.

 

L’economia degli Stati Uniti è cresciuta del 4,1 per cento nel secondo trimestre, secondo il dipartimento del Commercio, e come da attese. L’economia è stata sostenuta da tagli fiscali approvati alla fine dello scorso anno. E’ però utile ricordare che i numeri potrebbero non reggere a lungo. In passato le revisioni dei dati sul pil sono state una routine e, a volte, sono state molto significative. Al momento, per dire, c’è una possibilità su quattro che l’economia americana sia effettivamente cresciuta del 5,2 per cento e sempre una su quattro che sia cresciuta meno del 3,6 per cento. Questo perché quando il dipartimento del Commercio riporta la crescita iniziale del pil, i suoi analisti hanno accesso solo a un quarto delle informazioni necessarie per una analisi precisa e completa. Le stime si basano infatti sull’analisi di tendenze usando delle proxy (es. numero di case in costruzione per determinare la spesa per investimenti in nuove abitazioni). Le stime vengono poi aggiornate costantemente nei trimestri successivi e anche negli anni. Per esempio, il dato di ieri includeva un aggiornamento completo di dati anche risalenti al 1929. Trump, inoltre, non sorriderebbe se dovesse ammettere che il mondo degli affari lo sta guardando con sospetto. La Federal Reserve nel suo Beige Book, un rapporto periodico dai suoi 12 distretti, parla di timori crescenti del sistema industriale per la politica protezionistica presidenziale. Allo stesso modo dalla Business Roundtable, la fondazione di cui fanno parte i ceo delle principali imprese e banche, ha sostenuto Trump mentre ora lo mette in guardia. “L’agenda dell’Amministrazione sulla riforma fiscale e sulla semplificazione della regolamentazione sta aumentando la competitività degli Stati Uniti nel mondo e sostenendo nuovi investimenti e crescita in casa. La nostra principale preoccupazione ora è che questi guadagni saranno invertiti da importanti passi falsi sulla politica commerciale”, ha detto il presidente e ceo della Business roundtable Joshua Bolten, capo di gabinetto di George W. Bush, al Congresso. Insomma il pil potrebbe non essere così ricco come sembra, mentre chi in massima parte il pil lo genera inizia a mandare frecciate a Trump. Non è dunque il caso di esagerare con i festeggiamenti, potrebbero durare poco.

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