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La gogna al diesel inquina

Maria Carla Sicilia

Per la prima volta dopo sette anni le emissioni di CO2 delle nuove automobili sono aumentate in Europa. Ecco gli effetti collaterali del dirigismo tecnologico 

Roma. Per la prima volta dal 2010, lo scorso anno le emissioni di anidride carbonica legate alle immatricolazioni di automobili sono cresciute in tutta Europa, in controtendenza con gli sforzi europei per limitare l'inquinamento. La contraddizione però è solo apparente, perché a spingere l'aumento di Co2 è stata la flessione delle vendite di auto a gasolio, sostituite dai motori a benzina più che dalle propulsioni alternative. Un effetto, questo, provocato dalle politiche dirigiste di alcuni paesi promosse in nome della lotta all'inquinamento, e quindi al diesel, che emette sì più polveri sottili dei motori a benzina, ma anche meno anidride carbonica.  

  

L'aumento delle emissioni rilevato dall'Agenzia europea per l'Ambiente (Eea), cresciute complessivamente dello 0,4 per cento, coinvolge 17 paesi dell'Unione europea. Tra i principali mercati è il Regno Unito a registrare il tasso più alto, con lo 0,8 per cento in più di Co2, seguito da Francia (+0,6 per cento), Spagna (+0,5 per cento) e Germania (+0,1 per cento). Come sottolinea l'Associazione europea dei costruttori (Acea), la massa media delle nuove vetture immatricolate è rimasta sostanzialmente invariata rispetto all'anno precedente e per questo non è possibile sostenere che l'aumento derivi dalla circolazione di automobili più grandi, che consumano e inquinano di più.

  

Contro il gasolio sono state annunciate diverse date di scadenza, oltre le quali città o interi paesi intendono vietarne la circolazione, e sono state promosse tasse specifiche, come nel Regno Unito, dove l'effetto è stato un crollo generale delle vendite. Disincentivare l'acquisto di auto diesel non ha però portato a una parallela avanzata delle motorizzazioni alternative. L'aumento delle vendite di auto elettriche c'è stato, ma queste rappresentano ancora l'1,5 per cento della flotta. Sommate alle ibride e ai carburanti alternativi, come Gpl e metano, si arriva al 5,8 per cento del totale, mentre quelle a benzina hanno raggiunto il 49,4 per cento delle immatricolazioni, superando per la prima volta dal 2009 il gasolio, fermo al 44,8 per cento. Neppure lo scandalo Dieselgate che ha coinvolto Volkswagen nel 2015 ha inciso così tanto sulla flessione delle vendite di auto diesel, nonostante la profezia della sua morte raccontata da alcuni giornali e commentatori.

    


Per la prima volta dal 2009 la benzina ha superato il diesel nelle immatricolazioni in Europa. Fonte Acea, 2017


  

L'idea di intervenire con veti legislativi nella scelta dei consumatori, influenzando un acquisto tanto rilevante come quello dell'automobile, secondo investimento più importante dopo la casa, si è rivelata controproducente rispetto alle intenzioni di salvaguardare l'ambiente. Anche in presenza di incentivi economici all'acquisto, immaginare che le auto elettriche possano sostituire rapidamente i motori tradizionali sembra un'utopia molto ottimista. La loro presenza sulle strade europee cresce e nei prossimi anni saranno più numerosi i modelli disponibili nelle gamme delle case automobilistiche, ma nel presente ci sono delle alternative che possono garantire prestazioni altrettanto sostenibili dal punto di vista ambientale. Intanto che l'industria non troverà il modo di ridurre il prezzo delle batterie, componente principale dei motori elettrici, e non si consoliderà una rete di ricarica in grado di soddisfare le esigenze degli automobilisti, sarà difficile che i consumatori cambino in massa le proprie abitudini d'acquisto. Fino a quel momento garantire un contesto di neutralità tecnologica sembra la scelta più razionale che i governi possono fare.