Alberto Nagel

Una buona agenda Nagel

Redazione

Mediobanca dimentica il noto mutismo e detta le priorità nazionali

Sorpresa! Mediobanca ha un’agenda: non solo finanziaria ma anche un’agenda politica pubblica, con al primo punto il futuro dell’Italia sotto il governo 5 stelle-Lega. Ce lo saremmo aspettato magari da un Carlo Messina di Intesa, o da un Jamie Dimon di JPMorgan, avvezzi a interloquire con la politica. Ma da parte di Alberto Nagel, ad della merchant bank di Piazzetta Cuccia, è una bella novità. Ulteriore prova che il vecchio salotto d’affari italocentrico che aveva costruito sul mutismo il proprio mito s’è trasformato. Presentando ieri risultati trimestrali superiori alle attese, pur definendo “prematuri e forse sbagliati i processi alle intenzioni”, Nagel ha elencato alcuni punti irrinunciabili. E cioè: “L’Italia è saldamente nell’Ue come regole e politica, e in questo alveo si muoverà. Così come una parte importante del debito pubblico è estero e ogni anno va rinnovato. La terza considerazione è che in Italia dal 2016 alcuni temi di interventi strutturali sulla competitività non vengono affrontati in maniera prioritaria”. La tesi di Nagel è che “da dopo il referendum siamo in un’ottica di ordinaria amministrazione. Ma le riforme vanno riprese perché si consolidi a livello strutturale una crescita dell’economia meno ciclica e meno collegata allo scenario internazionale e alla politica monetaria espansiva. Sappiamo che nei prossimi 18-24 mesi entrambi potrebbero avere una correzione”. Idea non banale: dal referendum costituzionale ci siamo fermati con i compiti a casa ed è necessario riprenderli anche in vista della fine del Quantitative easing. “Se ci confrontiamo con il lavoro fatto in Spagna negli ultimi cinque anni e in Francia negli ultimi 18 mesi il paragone non ci gioca a favore. Speriamo che la campagna elettorale sia finita”. Sintesi da applausi.

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