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La sfida sarà eguagliare i benefici economici del biennio renziano

Enormi agevolazioni alle imprese, riequilibrio dei conti pubblici, risalita del pil. Qualcuno sa fare di meglio?

31 Marzo 2018 alle 06:10

La sfida sarà eguagliare i benefici economici del biennio renziano

Matteo Renzi dopo la conferenza stampa del 5 marzo 2018 (foto LaPresse)

Nel triennio 2015-2017, con una serie di nuove politiche economiche entrate a pieno regime, il pil italiano è cresciuto a un tasso medio annuo composto dell’1,1 per cento, cioè ad un ritmo che non si vedeva da anni, specie tenendo conto del contemporaneo calo demografico. Ma le due sole componenti della domanda interna su cui si sono potuti concentrare gli sforzi degli esecutivi, dati i vincoli di finanza pubblica, sono aumentate molto più del pil. Infatti, i consumi delle famiglie residenti effettuati sul territorio economico e all’estero hanno fatto registrare una crescita media annua tutt’altro che disprezzabile dell’1,6 per cento grazie alla ripresa del reddito disponibile (vedi 80 euro ed eliminazione della tassa sulla prima casa) e dell’occupazione (vedi Jobs Act e decontribuzioni).

 

Mentre gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto sono addirittura cresciuti del 7,2 per cento all’anno sotto l’impulso di molteplici incentivi fiscali di grande efficacia (dal super ammortamento al Piano Industria/Impresa 4.0). Dato che l’impatto della domanda estera netta non è stato particolarmente rilevante dal punto di vista macroeconomico nel triennio considerato, il pil italiano avrebbe potuto progredire di più soltanto se i consumi finali della Pubblica amministrazione e gli investimenti in costruzioni e opere pubbliche fossero potuti aumentare come in altri paesi anziché rimanere praticamente fermi (rispettivamente più 0,04 e più 0,6 per cento in media d’anno nel triennio considerato).

 

La domanda che viene (o dovrebbe venire) perciò spontanea è: le forze politiche di ispirazione populista uscite vincenti dalle ultime elezioni nazionali avrebbero saputo fare di meglio con le loro ricette? Non c’è bisogno di essere dei paladini del rigore per dire che la risposta è magari sì ma soltanto violando in modo assolutamente clamoroso le regole europee, tipo avere un deficit/pil al 3 per cento all’anno o anche superiore. Si sarebbero così trovati i soldi per assumere un bel po’ di nuovi dipendenti della Pubblica amministrazione o di forestali al sud come si faceva in passato per tamponare gli effetti delle crisi economiche cicliche. Oppure si sarebbero reperite facilmente risorse a debito per avviare un massiccio programma di opere pubbliche o addirittura per costruire un reddito di inclusione talmente esteso e ricco da far perdere sex appeal elettorale al reddito di cittadinanza. Ma non si poteva. C’erano le regole europee. Basta rileggere i titoli dei giornali e degli editoriali. Per un intero quadriennio di legislatura numerosi saggi, esperti e opinionisti assortiti che oggi disquisiscono delle capacità “politiche” dei nuovi vincenti (i quali avrebbero avuto il grande merito di aver saputo interpretare la volontà popolare) hanno sempre sbattuto in faccia ai governi Renzi e Gentiloni la necessità di rispettare le regole di Bruxelles.

 

A Renzi e Gentiloni è stato perfino rimproverato di avere strappato all’Europa appena un po’ di sana flessibilità. Flessibilità grazie alla quale non solo il pil si è potuto riprendere dopo la lunga crisi 2008-2013. Ma si sono anche aggiustati i conti pubblici essendosi il debito/pil dapprima stabilizzato e poi ridotto, sia pure di poco, mentre dal 2007 al 2014 esso era invece cresciuto dal 99,8 al 131,8, cioè di ben 32 punti in sette anni. Ora il rischio concreto è che l’Italia, con le nuove ricette economiche delle forze politiche uscite vincenti dalle elezioni, invece di crescere di più cresca di meno. E che i conti pubblici, così faticosamente riequilibrati, vadano nuovamente fuori controllo. Il nostro paese ha un abbrivio positivo della sua economia, garantito dall’efficacia delle politiche economiche degli ultimi due governi uscenti, che può prolungarsi tranquillamente, in assenza di turbolenze esterne, almeno fino a tutto il 2018-inizio del 2019. Ma poi che accadrà, specie se nel frattempo la situazione politica resterà pasticciata e se il nostro debito pubblico finisse nuovamente nel mirino dei mercati?

 

Quando in Germania Gerhard Schröder avviò le riforme che permisero all’economia tedesca di ripartire egli nonostante ciò fu battuto clamorosamente alle elezioni. Ma almeno a Schröder in Germania successe la Merkel. In Italia purtroppo oggi non siamo messi altrettanto bene. E hanno perfino votato contro i governi a guida Pd che hanno rilanciato l’economia, anche molte imprese, specie nel nord est. Imprese che pure grazie agli ultimi due esecutivi hanno goduto di enormi vantaggi fiscali che hanno ridotto i costi aziendali, favorito le assunzioni, stimolato gli investimenti e la ricerca e sviluppo come mai era accaduto in precedenza. Emblematico è quanto scrive l’Istat nel suo ultimo Rapporto sulla Competitività dei settori produttivi. Secondo il giudizio degli imprenditori, il super ammortamento ha svolto un ruolo “molto” o “abbastanza” rilevante nella decisione di investire nel 2017 per il 62,1 percento delle imprese manifatturiere; l’Iper ammortamento per il 47,6 per cento (53,0 nelle medie imprese, 57,6 delle grandi); il credito d’imposta per spese in R&S è stato ritenuto rilevante dal 40,8 per cento delle imprese. Né, per altro verso, è stato un caso fortuito a far crescere il pil della Campania nel 2016 più di quello della Germania. A dimostrazione che il sud non è condannato all’assistenzialismo.

 

Come ha dimostrato Luigi Marattin il Total Tax Rate in Italia è diminuito notevolmente in questi ultimi anni. Ma al nord tanti elettori pensano erroneamente che sia ancora alto come in precedenza. Mentre al sud vi sono invece moltitudini di disagiati che sognano che per risolvere i loro problemi nell’èra della globalizzazione non ci sia altra strada possibile che il reddito di cittadinanza. Qualcuno glielo ha fatto credere. I governi uscenti sono stati bocciati soprattutto sull’economia e sul sociale, in cui pure si erano sforzati di produrre un cambiamento che non è stato premiato. E’ il voto popolare, dicono i commentatori, e va rispettato. Le promesse di altre forze politiche sono state evidentemente ritenute più valide, benché di chiara connotazione miracolistica e di pressoché impossibile attuazione. E’ la democrazia, bellezza! Speriamo solo che tra un anno non siano ancora una volta i mercati e lo spread a riproporci la lezione che non vogliamo proprio mai imparare e a riportare duramente l’Italia con i piedi per terra ricordandoci che… è l’economia, bellezza!

 

Renzi e Gentiloni sono stati bocciati soprattutto sull’economia, in cui pure si erano sforzati di produrre un cambiamento che non è stato premiato. Eppure le imprese non hanno mai avuto così tanti vantaggi. La pressione fiscale è diminuita. E i distretti manifatturieri macinano ordini. Lega e M5s provino a batterli

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    31 Marzo 2018 - 15:03

    Sig. Fortis, per favore.. le do2dati che valgono per tutti:negli ultimi 15 anni,quindi dentro anche oggi ore 15.00, l'aumento della produttività in Italia è stata dell0,3% mentre la media europea si attesta all'1,6, pari cioè al 530%; negli ultimi 2 anni stà facendo mirabilie in termini economici il Portogallo (urca). Quanto sopra,significa che non siamo competitivi e non le parlo delle start up in meccatronica italiane:siamo dei nani nei confronti di Inghilterra, Francia e Germania: egregio, siamo malati e ci stiamo curando con l'aspirina e con i panni sciacquati in Arno fino al 4/3: spero che chiunque arrivi adesso sappia far fronte alla malattia. Ma come fanno, con una produttività a minimi termini a migliorare gli stipendi (tempo det. o indet. poco importa) e, quindi aumentare le spese di beni? In Italia (ISTAT) stanno"ballando"4 milioni di persone in povertà assoluta e 8 milioni in povertà relativa per un totale di 12 milioni,ovvero il 20% della pop.ne e le risparmio Centro e Sud.

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    • Lou Canova

      02 Aprile 2018 - 10:10

      Ma infatti, altro che Renzi, la produttività è la vera stella polare di Salvini e Di Maio: protezionismo-sovranismo-statalismo e la produttività decolla...

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      • Nambikwara

        Nambikwara

        02 Aprile 2018 - 19:07

        Infatti Lei legge con gli occhiali del tifoso viola: se avesse "pensato" (mentre leggeva) a " siamo malati e ci stiamo curando con l'Aspirina" e di conseguenza "chiunque arrivi adesso sappia far fronte alla malattia" non mi avrebbe risposto fuori registro come ha fatto; il "chiunque", nel contesto della "malattia",esprime semplicemente su cosa bisogna incidere e chiunque (meno che Renzi perchè non lo ha fatto) e non necessariamente CDX, 5 STARS, altri del PD. A proposito di protezionismo, sovranismo, statalismo nei fatti (anche gli ultimi di Bardonecchia, Fincantieri (1% di prestito data al Maggiordomo per fare 51%) etc.etc.) in Europa abbiamo già un campione: Napoleon Macron. Qualcuno ha scritto USE: con Macron la U.E. sarà USE & GETTA (Gente Tanto Triste in Europa).

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    • fulviogentili

      02 Aprile 2018 - 01:01

      fuori tema, fuori giri, fuori luogo

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      • Nambikwara

        Nambikwara

        02 Aprile 2018 - 14:02

        Mi dispiace per le sue opinioni, sono fuori fase: le aggiungo che siamo, in Europa, peggio del Portogallo come "riacchiappo" della ripresa in Europa. Ci sarà pure un motivo se in parte FI e in max parte il PD hanno perso: poi è facile "opinionare" che tutti quelli che non hanno votato PD e gli altri che hanno lasciato FI per la Lega sono populisti+qualunquisti+ panem e circensis+ buzzurri...Ancora su Renzi: "andiamo all'opposizione" ; ma come, hai perso da fare pena e fai fare al tuo partito un silenzio sdegnato con gli altri nel Parlamento (che sono dei grulli che non ti capiscono insieme al 69-70% degli elettori che ti hanno votato contro) così tanto per isolare ancora di più il PD e arrivare al 12% alle prossime?Sciocchino, gli rimane solo questo pensiero " tanto gli altri sono dei cretini" così poi dopo "torneranno da me": pensi un pò crede che milioni di persone siano a teatro "aspettando Godot".

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  • franco.malandra

    31 Marzo 2018 - 14:02

    Caro Marco hai ragione da vendere, purtroppo sembra che tanti italiani e relativi media che li indottrinano sono masochisti tanto votare in Massa per il centrodestra con stesse persone che nel 2011 portarono l'Italia sull'orlo del fallimento (Brunetta, Gelmini, La Russa, Meloni, Bossi). In tutti i casi meglio 6-12 mesi di caos (M5S - CDX che hanno programmi elettorali quasi identici (peccato che solo il Foglio lo fa notare ) e poi al voto, spero di testa, che vivacchiare 5 anni senza concludere e proseguire lentamente verso la decrescita felice. Cordiali saluti Franco

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    31 Marzo 2018 - 14:02

    Al direttore - "uguagliare i benefici economici degli anni renziani". I numeri dicono che miglioramenti ci sono stati. La vulgata popolar-qualunquista, anti Renzi, ubiquitaria e trasversale, lo nega. Morale: gli italiani, sempre sfamati sempre malcontenti. Chissà se prima o poi, arriveranno a capire chi sono e, dove vogliono andare? Bah!

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