La deriva della società a km zero

Redazione

L’Italia è ormai una società a km zero, per la gioia dei modaioli dell’orto dietro l’angolo. L’indagine Eurostat che rivela che il 60 per cento dei giovani disoccupati, e il 70 di quelli totali, è indisponibile ad allontanarsi da casa per un lavoro, fotografa un immobilismo oggi simboleggiato dal trionfo dei 5 stelle al sud, grazie alla promessa di reddito di cittadinanza “fino alla terza proposta di lavoro situato nel raggio di 50 km e raggiungibile entro 80 minuti con mezzi pubblici”. Appena il 7 per cento dei giovani disoccupati italiani è poi disposto ad accettare un impiego nell’Unione europea contro il 12 della media europea. Solo Malta, Olanda, Cipro, Romania e Danimarca, con disoccupazione da un terzo a metà di quella italiana, rivelano minore disponibilità. Nessuna sorpresa se i grillini ne approfittano; ma raccolgono i frutti di una mentalità seminata da altri. Semina descritta dal direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi e dall’economista Anna Giunta in “Che cosa sa fare l’Italia”: saggio su come assistenzialismo, familismo, rendite garantite dallo stato abbiano devastato il meridione ben oltre la crisi economica del 2008. Le corporazioni sindacali ci hanno messo del loro: l’apice è stato toccato negli scioperi e nella campagna mediatica contro le “deportazioni” di insegnanti precari.

 

Quella che doveva essere una riforma della scuola nel segno del dare un lavoro garantito dove ce n’è bisogno, si è trasformata in una gigantesca controriforma. Dal 2015 sono stati assunti a tempo indeterminato e con le garanzie del settore pubblico 150 mila docenti, ma molti hanno beneficiato del ritorno a casa e all’inizio dell’attuale anno scolastico al nord restavano scoperte 22 mila cattedre. Il caso limite è la Lombardia: 12.700 cattedre di ruolo da assegnare, 8.240 rimaste vuote. Al contrario al sud i candidati ai “concorsoni” superano i posti disponibili, benché negli ultimi tre anni gli alunni siano diminuiti di 91.396. Poi ci sono i servizi pubblici locali. A Milano (disoccupazione a livelli tedeschi, reddito pro capite superiore a Germania, Regno Unito e Francia) l’azienda di trasporti Atm ha chiuso il bilancio con 39,3 milioni di attivo, record di 750 milioni di passeggeri per 9.500 dipendenti. A Roma l’Atac in pre-fallimento trasporta 308 milioni di passeggeri con 13 mila dipendenti. Ma il Campidoglio, come i comuni di Napoli e Palermo, elargisce contratti integrativi. Certo, spostarsi ha un costo, per esempio per l’affitto. Ma la prima ondata migratoria del boom economico ha prodotto un mercato virtuoso delle locazioni e poi delle vendite grazie al miglioramento dello status economico famigliare, compreso l’incremento demografico. Sulla mobilità geografica si sono costruiti gli Stati Uniti; e l’Europa ex comunista è approdata in tempi record al benessere occidentale. Oggi al sud abbiamo molte case deprezzate, culle vuote e zero lavoro. “Meglio disoccupati sul lungomare che ingegneri a Milano”, in attesa del reddito di cittadinanza.

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