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Com'è il lavoro a 5 stelle?

Reddito di cittadinanza e dirigismo. Girotondo di opinioni sul programma di governo grillino

14 Marzo 2018 alle 16:46

Com'è il lavoro a 5 stelle?

Foto LaPresse

Un approccio lisergico-keynesiano

Il commento di Mario Seminerio, investitore professionale

  

Uno dei punti qualificanti delle elaborazioni del M5s in materia di politica del lavoro è quello espresso dal ministro in pectore, Pasquale Tridico, che vorrebbe far iscrivere al collocamento almeno un milione di inattivi scoraggiati, aumentando in tal modo il tasso di disoccupazione e l’output gap, cioè la distanza tra Pil potenziale ed effettivo, ed ottenere per questa via (secondo lui) la possibilità di far più deficit per circa 19 miliardi. Un vero magheggio, considerato che il costo del reddito di cittadinanza è stato quantificato dai grillini in 17 miliardi, e che servono anche 2 miliardi per potenziare i centri per l’impiego, ecco che magicamente l’operazione sarebbe interamente “autofinanziata”, nel senso di ulteriore deficit. Cioè, basta pagare gli scoraggiati per iscriversi al collocamento e frequentare dei fantomatici e taumaturgici corsi di formazione, ed ecco tanti bei soldini a deficit. E’ l’uovo di Colombo, un capolavoro di reverse engineering: ridurre “per legge” (e sussidio) gli scoraggiati e sperare che i medesimi riescano a reimpiegarsi. La cosa più suggestiva è che è lo stesso Tridico a non credere alle virtù del collocamento: egli ha recentemente replicato alle mie obiezioni dichiarando candidamente che “la nostra idea implica l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, ma non è necessario il collocamento. Il riassorbimento dei disoccupati non deriverebbe tanto da ‘collocamento e formazione’, bensì dal maggior deficit strutturale consentito al governo che stimolerebbe la domanda aggregata e di conseguenza l’occupazione: la riattivazione degli scoraggiati sarebbe incentivata, oltre che dal sussidio, dalla ‘prospettiva occupazionale’ connessa all’attuazione di politiche espansive, non tanto dalla maggiore impiegabilità che deriverebbe dai corsi di aggiornamento”.

In sintesi e in soldoni, basta fare più deficit e gli inoccupabili per profilo professionale inadeguato cesserebbero di essere tali, perché la vibrante ripresa indotta dal reddito di cittadinanza riassorbirebbe la disoccupazione. Qui si nota l’approccio lisergico keynesiano (sperando che lo spirito di Keynes non se ne abbia a male), in base al quale tutto è superabile con un impulso fiscale espansivo, che per definizione avrebbe un moltiplicatore stellare. Che poi è l’essenza del populismo: proiettili d’argento per problemi complessi. La bolla italiana si sta gonfiando, occhio allo scoppio.

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