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Oltre il caso Embraco. Lezioni dalla Slovacchia

Non solo una storia di successo ma anche una grande retromarcia sulla Flat Tax

20 Febbraio 2018 alle 16:47

Oltre il caso Embraco. Lezioni dalla Slovacchia

Foto LaPresse

La sua economia cresce del 5,4 per cento, la disoccupazione è di appena il 5,9 per cento, vanta la più alta produzione pro-capite di automobili in Europa e attira investimenti come il miele. Una storia di successo, quella della Slovacchia. Fin troppo: fa infuriare Paesi come l’Italia, che vedono multinazionali del calibro di Embraco-Whirlpool o Honeywell chiudere le fabbriche e scappare nella repubblica ex-comunista.

  

Ma il caso slovacco è interessante anche per un’altra ragione: è uno dei pochi paesi al mondo (e l’unico dell’areo euro) ad aver sposato la flat tax per poi cambiare idea e tornare alle aliquote progressive. La storia è questa: nel 2004 la Slovacchia decide di semplificare il sistema fiscale per attirare gli investimenti esteri e dare un segno di rottura rispetto al passato comunista. Dalle 5 aliquote di tassazione personale comprese tra il 10 e il 38 per cento si passa a una sola aliquota del 19 per cento. E al 19 per cento sono fissate pure le aliquote per la tassazione sulle imprese e per l’Iva.

 

All’inizio tutto va bene: il Pil cresce del 10 per cento all’anno, la disoccupazione si dimezza (dal 20 al 10 per cento) e il debito pubblico passa dal 50 al 21 per cento sul Pil. Ma la festa finisce nel 2008, con la crisi globale. Le entrate crollano e i conti dello Stato rischiano di saltare. Il debito torna a crescere, il rapporto deficit/Pil schizza al 7,8 per cento e la disoccupazione arriva al 15 per cento. Inoltre la popolazione chiede più equità, preme sui politici affinché i ricchi paghino più tasse. Del resto il Fondo monetario aveva consigliato al governo di Bratislava di muoversi con cautela, introducendo la flat tax in modo graduale. E uno studio dell’Ocse ha stabilito che la forte crescita economica tra il 2004 e il 2009 non è attribuibile solo alla riforma fiscale ma all’insieme di misure prese in quegli anni per stimolare gli investimenti. Così nel 2014 il governo di centrosinistra reintroduce le aliquote fiscali progressive. Ora il rapporto deficit/Pil è all’1,7 per cento, il debito pubblico al 51 per cento e l’economia tira. E il ceto medio è un po’ meno arrabbiato.

 

Una lezione per il centrodestra italiano?

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    20 Febbraio 2018 - 19:07

    Difficile fare dei paragoni fra Italia e Slovacchia. La Slovacchia ha poco più di 5 milioni di abitanti (come la Sicilia) e un Pil procapite che è circa la metà del nostro ma con un livello di prezzi e di stipendi così basso che rende la situazione sopportabile per i cittadini slovacchi. Comunque anch'io giudico negativamente la flat tax ma questo non vuol dire che un calo generalizzato e congruente delle aliquote non sarebbe vantaggiosa.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    20 Febbraio 2018 - 18:06

    1) Là in Slovacchia, sono riusciti dopo la crisi nel 2008 a recuperare e superare l'ammontare delle perdite che ha colpito tutti in Europa e nell'Occidente e di conseguena, per la Slovacchia di pressioni da parte della UE a cambiare la flat tax , vedere gli altri 2 punti come non sia lo stesso vicina quella attuale. 2) Le tasse , oggi in Slovacchia, per le persone fisiche sono,semplicemente, 2: inferiori a 34.413 Eu e superiori ; per i primi l'aliquota è al 19%, la seconda al 25% (in Italia un povero pensionato a 11000 /euri lordi, per esempio viene tassato al 22% (come al punto 3 olè). 3) Per le imprese il 22% di tassazione (per carità di patria "vorace", ometto le tasse sulle imprese in Italia, mentre l'operaio medio slovacco prende 800 eu. mese +38% a carico imprenditore ). Direi,quindi, una lezione per gli Italiani altro che centri destra e sinistra.

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