Il vento della ripresa

L’Italia non cresceva così tanto nel settore dei servizi da dieci anni. Ora la politica non rovini tutto

8 Febbraio 2018 alle 14:18

Il vento della ripresa

A pochi giorni dalle indicazioni sull’andamento particolarmente brillante del settore manifatturiero italiano di cui abbiamo dato conto sabato scorso, Markit Economics ha rilevato nel mese di gennaio una dinamica non meno forte anche del settore dei servizi, che ha fatto registrare “l’espansione maggiore dell’attività in dieci anni e mezzo”. La combinazione dei due buoni risultati del manifatturiero e del terziario, secondo le indagini svolte presso un campione significativo dei direttori degli acquisti delle imprese, fanno stimare al centro di ricerca britannico un avvio 2018 record per l’economia italiana, con il pil che potrebbe crescere addirittura dello 0,6 per cento rispetto all’ultimo trimestre del 2017. La correlazione tra gli indici anticipatori elaborati da Markit Economics e la dinamica del pil italiano è particolarmente stretta, sicché una evoluzione in tal senso a questo punto appare non improbabile.

 

Secondo Paul Smith, responsabile del Report sul nostro paese, “il settore privato italiano ha evidenziato uno straordinario inizio d’anno con l’economia terziaria e manifatturiera in rapida espansione. L’indice unificato dei due settori ha registrato un record di crescita della produzione da giugno 2006 segnando un valore in linea con il tasso di crescita del pil d’inizio anno dello 0,6 per cento circa sul trimestre precedente”.

 

In particolar modo, l’attività del terziario è stata sospinta dalla sempre elevata dinamica degli ordini, vicini ai valori record su undici anni e mezzo già rilevati lo scorso dicembre. Le aziende hanno affermato che, all’inizio del 2018, la domanda è stata elevata sia dal punto di vista nazionale che internazionale. A sua volta produzione e ordini record si sono riversati a gennaio sul mercato del lavoro, con le imprese intervistate che hanno registrato un forte incremento del personale. A sostenere l’occupazione, secondo Markit Economics, “hanno anche contribuito i maggiori investimenti aziendali e i piani di espansione”.

 

Una simile partenza sprint dell’economia italiana non si vedeva da tempo e rasserena l’orizzonte del nostro paese nonostante la foschia costituita dall’incertezza delle imminenti elezioni, infittita da un dibattito tra le forze politiche precipitato ad uno dei livelli più bassi nella storia della Repubblica. Slogan quasi offensivi per l’intelligenza degli elettori, promesse irrealizzabili, programmi spesso completamente sganciati dalla realtà dei nostri conti pubblici e dalla nostra appartenenza all’Europa e alla moneta unica: c’è solo da augurarsi che qualunque coalizione uscirà vincente dalla tornata elettorale non faccia deragliare la nostra economia da quel sentiero di ripresa sostenibile che, per quanto “stretto”, sta comunque assicurando tassi di crescita record rispetto ai nostri ultimi vent’anni ed assolutamente impensabili soltanto fino a pochi mesi fa. Prova ne è che l’Indice composito elaborato da Markit Economics (somma di manifattura e terziario) vede l’Italia attestarsi a gennaio a quota 59 (massimo su 139 mesi), lo stesso livello della Germania e dell’Irlanda, tutte e tre davanti alla Spagna (ferma a 56,7) e solo a poca distanza dalla Francia rilanciata da Macron e prima in classifica (a 59,6).

 

Erano anni che l’Italia non figurava nel gruppo di testa dell’Eurozona per crescita economica. Sarebbe un peccato, a questo punto, se un esito pasticciato delle elezioni inficiasse un simile slancio dell’economia, faticosamente ritrovato dopo anni di crisi anche grazie a misure di politica economica non miracolistiche ma efficaci, che continuano a produrre effetti positivi e sulle quali sarebbe ora deleterio intervenire con colpi di testa o trovate dilettantesche. Infatti, secondo Markit Economic tra gli operatori italiani “l’ottimismo a gennaio ha toccato il record da maggio 2011. Dai commenti raccolti, le aziende si sono sentite incoraggiate dal recente positivo andamento della produzione e dei nuovi ordini, mostrandosi fiduciose che tale trend continuerà nel corso dell’anno. Anche gli investimenti passati ed attuali dovrebbero sostenere le vendite e l’attività futura”.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    09 Febbraio 2018 - 10:10

    Egregio dr. prof. Fortis, consulente del ministro Padoan, stante le ultime statistiche europee l'Italia è stata nel 2017 e sarà nel 2018 e 2019 l'ultima della classe in termini di crescita, dietro perfino alla Grecia. Se non si parte da questo dato, è inutile auto-congratularsi per una performance che, pur non essendo negativa (e ci mancherebbe, crescono tutti), è sempre deficitaria rispetto ai partner europei. Più che vento direi refolo

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