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La bufala dei braccialetti di Amazon

Il dibattito politico si è impantanato su una fake news: il brevetto del gigante tech serve per trovare i prodotti, non per monitorare i dipendenti. L'indignazione collettiva è un modo per demonizzare gli aumenti di produttività 

2 Febbraio 2018 alle 12:13

Il luddismo snob di chi critica i braccialetti di Amazon

Il brevetto Amazon per accelerare la ricerca dei prodotti da parte dei dipendenti, che debbono identificarli in immensi magazzini, ha la forma di un bracciale elettronico, e ha scatenato la fantasia dei commentatori che, quasi unanimemente, hanno menato scandalo per la trasformazione degli uomini in robot telecomandati e telecontrollati da un padrone “grande fratello”. E’ una reazione pressoché automatica, come quella che ha portato ad assimilare gli esperimenti delle case automobilistiche tedesche alle camere a gas. Ma come i tecnici di quei laboratori non erano aguzzini di Auschwitz, così i lavoratori di Amazon non vengono affatto trasformati in burattini sottomessi a un qualche Mangiafuoco.    

 

In realtà non è la tecnologia che deve essere bloccata ma è il suo uso a dover essere controllato per garantire i diritti delle persone. Volendo, anche con il metodo attualmente in uso, quello di smartphone usati da ogni dipendente, l’azienda potrebbe identificare dove sono in ogni momento e il fatto che, sempre teoricamente, si possa fare lo stesso con i braccialetti elettronici non cambia le cose. L’azienda sostiene che con i braccialetti i dipendenti sarebbero agevolati perché resterebbero con le mani libere, ma naturalmente un’accelerazione del lavoro va a vantaggio soprattutto dell’azienda e su questo, come sull’esclusione di controlli illeciti, c’è spazio per una trattativa sindacale. E’ ragionevole chiedere che le innovazioni che producono un aumento della produttività determino una suddivisione dei vantaggi tra capitale e lavoro e che quindi portino anche a un aumento delle retribuzioni o a una riduzione dell’orario. Demonizzare invece gli incrementi di produttività derivanti dall’applicazione di nuove tecnologie in quanto tali è insensato e controproducente.

 

Ripercorrere con due secoli di ritardo la strada dei luddisti, che distruggevano le macchine tessili a vapore perché ritenute responsabili dell’aumento della produttività che andava a danno dei lavoratori, sembra davvero solo un vezzo snobistico, peraltro dal sapore reazionario.       

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Commenti all'articolo

  • sàlibo

    sàlibo

    04 Febbraio 2018 - 19:07

    Insomma era solo: acqua... fuochino... fuochino... Fuoco!

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  • carlo.trinchi

    02 Febbraio 2018 - 19:07

    Siamo statalisti, comunisti, sindacalizzati, papisti, opportunisti e paraculi. Siamo tutto quello che non dovremmo essere. A noi va bene così altro che piagnistei e morti di fame. Pure la costituzione ci va bene così con quasi mille onorevoli tra senato e camera e pure il cnel ci va bene. A noi va bene tutto purché non cambi una mazza. Ma abbiamo fatto male i conti. Noi siamo rimasti a D’Alema e Bertinotti e questi di Amazon se non ti adegui non solo non ti vedono ma, come diceva il Grillo il rivoluzionario della scatoletta di tonno e non l’imborghesito e smarrito Di Maio, ti mandano dritto dritto affanculo senza passare per la stazione. Altro che stare chiusi nei cessi otto volte al giorno. Dio ti vede dicevano i preti per timorarti. Questi invece ti vedono davvero e devi solo abbozzare perché, a ragione, ti cacciano via. Altro che le tre cariatidi della triplice che chiedono un ennesimo tavolo per giocare a scopone.

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  • Giovanni

    02 Febbraio 2018 - 18:06

    Stanno facendo di tutto per spingere Amazon ad abbandonare l'Italia in modo poi da poter piangere e maledire il liberismo, la globalizzazione e via dicendo.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Febbraio 2018 - 16:04

    L'indignazione collettiva non è altro che la riprova dell'imbecillità collettiva. Quella su cui speculano, vivono e prosperano e contano per difendere i propri interessi, i gestori dell'informazione. Amen.

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