Anche sul Ft c'è grande ottimismo per il 2018, con una remora (la solita)

Francesco Maselli

Roma. Il 2018 sarà ancora meglio del 2017. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dal Financial Times, che ha consultato 34 economisti per il suo tradizionale giro di interviste sulle previsioni del prossimo anno. Gran parte degli intervistati si è mostrata d’accordo nel prevedere un ottimo anno per l’economia europea: 31 economisti sostengono che la crescita economica del continente sarà intorno al 2,3 per cento, una piccola minoranza ha addirittura predetto una crescita ancora maggiore. Il merito è attribuito alle riforme di Emmanuel Macron, che dovrebbero finalmente sbloccare la Francia, seconda economia europea ma da tempo in stagnazione economica e afflitta da un’altissima disoccupazione (da anni intorno al 10 per cento), e dalla probabile nuova grande coalizione in Germania, alle quali si aggiunge una buona congiuntura economica. Un accordo tra socialdemocratici e cristianodemocratici tedeschi consentirebbe ad Angela Merkel di formare un governo europeista molto vicino alle idee di Emmanuel Macron, e quindi in grado di collaborare in maniera proficua con i francesi. Andrew Harris, analista di Fathom Consulting, ritiene che la grande coalizione rappresenti uno “scenario ideale, dove Francia e Germania si muovono insieme per l’economia e l’unione monetaria”.

Alberto Gallo, manager nel fondo di investimento Algebris, ha spiegato al quotidiano londinese: “La ripresa accelererà nel 2018 grazie alla combinazione della stabilità politica, degli stimoli fiscali e della politica monetaria espansiva”. Per Carsten Brzeski, capo economista di ING-DiBa, “il 2017 è stato quasi troppo bello per essere vero e molti nell’eurozona vorrebbero non finisse mai. Ma c’è una buona notizia: nel 2018 la ripresa continuerà”. L’ottimismo è grande nonostante il 2018 sarà l’anno decisivo per capire in che modo avverrà la Brexit, tanto da non preoccupare Andre Sapir, senior fellow al think tank Bruegel: “E’ lecito aspettarsi che l’Unione europea e il Regno Unito troveranno un accordo ragionevole”. La crescita, scrive il Financial Times, consentirà alla Bce di terminare il programma di quantitative easing, che entrerà da gennaio nel suo quarto anno di attività. Una significativa minoranza degli intervistati crede che la crescita sarà talmente robusta da far anticipare al prossimo settembre la fine del programma.

 

Il rischio più grande citato dagli economisti intervistati è individuato nell’incertezza del risultato elettorale in Italia. Secondo Danae Kyriakopoulou, capo economista del think tank londinese Official Monetary and Financial Institutions Forum “la Brexit, la Spagna, la Grecia e più recentemente la Germania hanno dominato l’attualità del 2017, ma l’elefante italiano è sempre rimasto nella stanza dell’eurozona. Una prolungata fase di incertezza prima della formazione di un governo, come accaduto in Spagna o Germania, è ciò che appare il risultato più probabile. Ma, a differenza delle due situazioni citate, in Italia questo può essere più problematico: le banche hanno bisogno di attenzione e lasciarle alla sola cura di un governo provvisorio guidato da Paolo Gentiloni potrebbe non essere abbastanza”. La sua preoccupazione è condivisa da Mujtaba Rahman, direttore dell’Eurasia group, che vede nella possibile vittoria di liste populiste e anti europeiste una grande minaccia per la stabilità europea a causa delle “implicazioni sistemiche che potrebbero provocare in tutta l’eurozona”. Tuttavia, secondo Kyriakopoulou il risultato negativo non è scritto, anzi: l’Italia potrebbe sorprendere nel caso di un successo dei moderati, che “cementificherebbero il sentimento di ripresa e potrebbero dare un’ulteriore mano all’euro boom. Una grande coalizione tra Renzi e Berlusconi sarebbe il miglior risultato per il mercato”.

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