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L'esca dell'Italia per investitori e mecenati esteri è il suo appeal

Attrarre capitali e innovazione. Una piattaforma online facilita il rilascio di un visto per facoltosi cittadini stranieri 

15 Dicembre 2017 alle 06:00

L'esca dell'Italia per investitori e mecenati esteri è il suo appeal

Foto via Pixabay

Roma. Attraverso un provvedimento in legge di Bilancio, il governo ha creato la piattaforma online “Investor Visa for Italy” che consente una procedura online e accelerata per ricchi cittadini esteri interessati a investire in Italia e viverci per due anni almeno. “Il visto per investitori – ha detto il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda presentando l’iniziativa – rappresenta un nuovo tassello della strategia per il rinnovamento competitivo e un impegno finalizzato a rendere il nostro paese un luogo più attrattivo per capitali, idee e talenti internazionali”. Benché la ripresa economica sia più intensa delle aspettative del governo italiano e sia destinata a continuare in Eurozona a ritmi paragonabili con gli Stati Uniti, la consistenza degli investimenti diretti esteri in Italia in percentuale sul pil è meno della metà dei livelli di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, dice Istat.

   

Il programma è rivolto ai cittadini di paesi non membri dell’Unione europea che si impegnano a effettuare un investimento stabile pari ad almeno 2 milioni di euro in titoli di Stato, 1 milione di euro in quote o azioni di società di capitali costituite e operanti in Italia (500 mila euro nel caso si tratti di startup innovative), oppure una donazione di almeno 1 milione di euro a sostegno di un progetto filantropico in settori quali cultura, istruzione, gestione dell’immigrazione, ricerca scientifica, recupero di beni culturali e paesaggistici. “Con questo strumento vogliamo giocare all’attacco – ha detto in conferenza stampa Stefano Firpo, direttore generale del ministero dello Sviluppo economico – per attrarre investitori e persone facoltose che vogliono stare in un paese bello e interessante come il nostro”. L’anno scorso sono stati richiesti circa 200 mila visti per viaggi d’affari in Italia. C’è però una sostanziale differenza tra Milano, città dei denari e della Borsa, e Roma, città delle istituzioni politiche e con il patrimonio artistico più importante. Secondo una ricerca Uvet, fornitore di servizi per viaggi business e tempo libero, che monitora i viaggi d’affari delle aziende clienti italiane ed estere, Milano è la principale destinazione con il 35 per cento dei viaggi. Roma evidenziava un calo di quasi tre punti percentuali nel flusso, dal 31,1 al 28,4 per cento.

  

L’obiettivo dichiarato del ministero è quello di riuscire ad attirare mecenati, personaggi facoltosi, che siano disponibili a interessarsi alla filantropia e alla cura del patrimonio artistico e passare un periodo in Italia. L’esca della “grande bellezza” non è l’unica: l’Italia può essere un riparo dal fisco di casa propria che può diventare più aggressivo verso i cittadini più affluenti. A chi intende trasferire la residenza fiscale viene offerta dal marzo scorso un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero con una tariffa forfettaria di 100 mila euro; modello mutuato da Regno Unito e Svizzera. Alla valutazione delle richieste è deputato un comitato composto da rappresentanti di sette istituzioni – ministero dello Sviluppo, Affari esteri e dell’Interno, Banca d’Italia, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Istituto per il commercio estero (il ministero dei Beni culturali e il ministero dell’Istruzione rientrano in caso si tratti di donazioni). Il vaglio comprende anche controlli del ministero dell’Intero in coordinamento con l’intelligence per valutare posizioni dubbie o criminali e anche controlli con l’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia. Viste vicende passate in cui sono stati accettati come possibili acquirenti di industrie rilevanti dei personaggi di dubbia fama – il caso di Khaled al Habahbeh alle acciaierie di Piombino – può essere una garanzia. Si trattava di una procedura di gara pubblica per una società in amministrazione straordinaria in quel caso, ma una valutazione degli investitori privati può servire a contenere la smania di avventurieri che si mascherano da “cavalieri bianchi”. 

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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