Roma. “Benvenuti nel sito di Pietro Ichino”, si legge giungendo via web sull’home page di
www.pietroichino.it, e non è tanto la frase in sé a fare il caso quanto il tono di ottimistica accoglienza che pervade la schermata, altrimenti improntata al non mandarle a dire. Non mandarle a dire a questi come a quelli: ai nemici a vario titolo del Jobs Act, ma anche a Matteo Renzi, e anche al centrodestra dialogante, e in generale a chi ripeta parole d’ordine con qualche automatismo demagogico. Non ne lascia infatti passare una – seppure con sguardo sereno – il professore e senatore Pd Pietro Ichino, uno che potrebbe correre per la corona di “parlamentare della legislatura” per attivismo nel Palazzo, ma pure per attivismo convegnistico, internettiano e scrittorio, e a volte televisivo. E però, al tempo stesso, quando Ichino parla non basta il sottopancia o la targa da tavolo “senatore Pd, giuslavorista”. Il professore, infatti, che lo scorso weekend è intervenuto alla cosiddetta “contro-Leopolda” di centrodestra chiamata “#IdeeItalia-La voce del paese”, ha conosciuto dall’interno il sindacato in tempi da Mimì Metallurgico, e poi il Pci non ancora “ex”, nei cui ranghi fu eletto in Parlamento, come indipendente, nel lontano 1979. E si capisce che oggi è tutta un’altra storia, per lui che del Pd è stato padre cofondatore, dalla posizione appunto di esperto di Diritto del lavoro che già nel 2008 puntava sul tema “flessibilità”, ma che poi dal Pd è stato anche momentaneo transfuga: alle elezioni 2013 Ichino il riformista, che in quel momento si sentiva più riformista della creatura uscita dal Lingotto e ancora in bilico tra conservazione e rottamazione, correva infatti con Mario Monti. Anche se il futuro senatore, per il nascente Pd, aveva rappresentato la rottura con la Cgil di fase cofferatiana e il punto di svolta rispetto ad alcune sclerotizzazioni ideologiche. Era stato alla Leopolda del 2012 e aveva spiegato, più in senso post ideologico gaberiano (Giorgio Gaber) che in senso vetero-comunista, che cosa significasse “essere di sinistra” nel nuovo millennio: “Se per sinistra si intende uguaglianza, lotta alle disuguaglianze, il bilancio della sinistra italiana è fortemente deficitario…”, diceva, andando controcorrente rispetto alla gauche legata alla stretta contrapposizione con una destra vista come “destra degli orrori” e affezionata a una concezione di mercato del lavoro “duale” e a un sistema in cui l’anno di nascita poteva determinare il punto di arrivo nella scala sociale.