Sfida a quattro per la presidenza dell'Eurogruppo. Padoan non c'è

Il successore di Dijsselbloem verrà scelto il portoghese Mario Centeno, lo slovacco Peter Kazimir, la lettone Dana Reizniece-Ozola e il lussemburghese Pierre Gramegna. Chi sono e chi potrebbe vincere

30 Novembre 2017 alle 18:17

Sfida a quattro per la presidenza dell'Eurogruppo. Padoan non c'è

Il presidente uscente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem (foto LaPresse)

Bruxelles. I ministri delle Finanze della zona euro dovranno scegliere tra un ex economista di Harvard, un ex banchiere diventato politico, una campionessa di scacchi ex anti-euro e un ex ambasciatore per eleggere il prossimo presidente dell'Eurogruppo. La corsa per la successione dell'olandese Jeroen Dijsselbloem è entrata nel vivo, dopo che il portoghese Mario Centeno, lo slovacco Peter Kazimir, la lettone Dana Reizniece-Ozola e il lussemburghese Pierre Gramegna hanno presentato la loro candidatura formale. I nomi circolati nelle scorse settimane sono stati confermati, con due eccezioni. Il francese Bruno Le Maire, che aveva mostrato le sue ambizioni europee appena arrivato a Bercy ed era stato considerato il favorito durante l'estate, ha rinunciato dopo non aver riscontrato l'entusiasmo di Berlino. Incassati gli elogi a Parigi e Bruxelles, Pier Carlo Padoan non ha presentato la sua candidatura per ragioni simili, anche se il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ieri ha parlato dei problemi legati alla durata del suo governo. Con due socialisti e due liberali l'elezione si annuncia incerta. Beneficiando del sostegno del G4 della zona euro (Germania, Francia, Italia e Spagna), il portoghese Centeno sembra il favorito. Ma l'elezione è a maggioranza semplice di 10 su 19, ogni paese conta un voto e il portoghese socialista per ora ne può contare sei (se stesso e il greco Euclid Tsakalotos, oltre al G4).

 

Ogni candidato ha punti di forza e di debolezza. Centeno è un tecnico, formatosi a Harvard, prima di andare a lavorare per la banca centrale di Lisbona, entrato in politica solo tre anni fa. Ma Centeno incarna anche la “success story” del Portogallo a guida socialista. Salvato dal rischio bancarotta nel 2011 con un programma di assistenza finanziaria da 78 miliardi di euro, il paese ha rimesso in ordine i conti e ha ripreso a crescere. In parte è stato grazie al precedente governo conservatore di Pedro Passos Coelho, che ha seguito le ricette della Troika. Centeno è riuscito a allentare la stretta dell'austerità come voluto dal suo primo ministro Antonio Costa, ma anche a proseguire sulla strada del risanamento delle finanze pubbliche e delle riforme strutturali. Secondo Politico.eu, l'ex ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, lo aveva soprannominato il Cristiano “Ronaldo dell'Ecofin”. Pur appartenendo alla stessa famiglia politica socialista del portoghese, lo slovacco Kazimir rappresenta il campo opposto a quello di Centeno sull'austerità. Presentando la sua candidatura su Twitter, Kazimir ha spiegato che la sua “parola d'ordine è compiti a casa”, la stessa espressione usata in Germania per chiedere ai paesi del Sud di adottare riforme e risanare i conti. Kazimir potrebbe ottenere il voto di paesi rigoristi come Austria, Olanda e Finlandia. Ma il mancato sostegno della Germania indebolisce la sua candidatura.

 

Nel campo liberale, c'è la candidatura più originale per la successione di Dijsselbloem. Con la lettone Reizniece-Ozola l'Eurogruppo avrebbe la prima presidente donna: l'elezione di una trentaseienne aiuterebbe istituzioni Ue governate da uomini sempre incravattati. Ma Reizniece-Ozola è conosciuta a livello globale soprattutto per i suoi successi negli scacchi (è Grande Maestro femminile, il più alto titolo al mondo). Per contro le sue posizioni passate sull'euro rappresentano un ostacolo. Nel 2012 il partito di Reizniece-Ozola, l'Unione dei Verdi e degli Agricoltori, voleva raccogliere firme per proporre un referendum sull'ingresso della Lettonia nella zona euro. All'epoca la stessa Reizniece-Ozola aveva espresso la sua contrarietà a entrare il 1 gennaio 2014. Nel campo liberale l'alternativa è Pierre Gramegna che, prima di entrare in politica ha fatto l'ambasciatore e diretto la Camera di commercio del Lussemburgo. Ma Gramegna ma non è mai stato eletto e, arrivato al ministero delle Finanze nel 2013, ha una scarsa esperienza nel mondo dei grandi argentieri. Inoltre, le posizioni assunte dal Gran Ducato a livello Ue su questioni fiscali indeboliscono la sua posizione. Se nessuno dei quattro otterrà 10 voti al primo turno, ciascun candidato sarà informato individualmente del numero di voti ricevuti per valutare la possibilità di ritirarsi. Il voto andrà avanti fino a quanto un candidato non otterrà la maggioranza di 10 voti. Il successore di Dijssebloem dovrebbe assumere l'incarico il 13 gennaio 2018 per un periodo di due anni e mezzo.

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