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Il gran concerto dei banchieri centrali

Lezione dei big four per la campagna elettorale: mercati miglior alleato del popolo

15 Novembre 2017 alle 06:16

Il gran concerto dei banchieri centrali

Janet Yellen, Mario Draghi, Haruhiko Kuroda e Mark Carney (foto LaPresse)

I banchieri centrali più potenti del mondo si sono incontrati ieri a Francoforte, ospiti della Banca centrale europea, per la conferenza “Communications Challenges for Policy Effectiveness, Accountability and Reputation”. Il punto discusso dai pesi massimi Janet Yellen (Federal Reserve) Mark Carney (Bank of England), Mario Draghi (Bce), Haruhiko Kuroda (Bank of Japan) – che insieme hanno pompato oltre 10 mila miliardi di dollari dopo la crisi – non è stato uno dei temi del momento – ossia la divergenza della politica monetaria e inflazionistica tra Stati Uniti e Regno Unito, da un lato con ripresa moderata dell’inflazione e relativa stretta, ed Europa e Giappone, dall’altro – ma, come dice il titolo del dibattito, la comunicazione. Ovvero l’uso della parola come strumento diventato essenziale nella cassetta degli attrezzi di un banchiere centrale moderno. In generale dal punto di vista dei “big four” comunicare è stato un positivo esercizio di trasparenza sia verso i mercati sia verso il pubblico non iniziato. La comunicazione delle intenzioni di medio periodo della Bce in merito alle decisioni sui tassi d’interesse, connesse a quelle di acquisto di titoli pubblici (e privati), ha funzionato da protezione dell’Eurozona.

 

E’ stato un “successo”, ha detto Draghi. E’ poi celebre il suo “whatever it takes” che nel 2012 ha arrestato la speculazione sul debito sovrano dei paesi più deboli del blocco. Dal punto di vista giapponese, per Kuroda, la comunicazione è stata essenziale per creare prospettive di aumento dell’inflazione in un paese troppo abituato a guardare al decennio passato caratterizzato da una spirale deflattiva, una retrovisione che risultava depressiva. Dall’America, secondo Yellen, comunicare la visione sul futuro dell’economia deve essere bilanciato dall’andamento dell’economia stesso. Mentre per Carney, da Londra, parlare permette di interpretare il ruolo di civil servant, prima che di oracolo dei mercati. “Innanzitutto parliamo alle persone che serviamo. Trecentomila persone leggono il Financial Times, 30 milioni sono gli utenti di Facebook nel Regno Unito”. Se sono meno evidenti i rischi di parlare al pubblico (nessuno si risentirà), sono più rilevanti quelli di parlare (troppo) ai mercati. Il capo della Ricerca della Banca dei Regolamenti, Hyun Song Shin, all’evento di ieri, ha avvertito che più i banchieri sono loquaci più corrono il rischio di agire su segnali dei mercati che sono semplicemente una eco delle loro stesse parole. Il consiglio è ascoltare anziché esagerare con le esternazioni. Vedremo come verrà interpretato il consiglio ora che le Borse occidentali stanno sperimentando una lunga fase rialzista ma s’ode qualche scricchiolio sulla scorta delle ultime relazioni trimestrali. Oppure i banchieri potrebbero parlare alla politica affinché comprenda i mercati ed eviti di assecondare pulsioni “populiste” antitetiche al progesso economico.

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