I tormenti della Bank of England

Carney s’è legato alla promessa di una stretta che pare incauta a Brexit in corso

2 Novembre 2017 alle 06:04

I tormenti della Bank of England

Mark Carney, foto LaPresse

La possibile decisione della Bank of England di alzare i tassi d’interesse oggi per la prima volta in dieci anni è seguita con apprensione. Gli analisti si aspettano a larga maggioranza che l’Istituto guidato da Mark Carney annuncerà un aumento del costo del denaro di 25 punti base allo 0,50 per cento. La decisione è rilevante perché sarebbe il primo rialzo dei tassi dal 2007, un periodo molto lungo, per quanto sia modesto (un quarto di punto) potrebbe segnare l’inizio di un percorso verso una politica monetaria restrittiva. Dal punto di vista della BoE e del Tesoro britannico la scelta risulta scomoda da diversi punti di vista. Innanzitutto per le motivazioni e, in secondo luogo, perché è una decisione controversa. I verbali della riunione del comitato direttivo di settembre avevano anticipato che “un ritiro dello stimolo monetario potrebbe essere appropriato nei prossimi mesi”. Ci sono diverse ragioni per farlo. Il tasso di disoccupazione è basso.

 

L’economia inglese continua a crescere sebbene a un passo più contenuto per via dello choc della Brexit a confronto, ad esempio, con quella francese (0,4 contro lo 0,6 per cento nel terzo trimestre). E soprattutto l’inflazione è di un punto superiore al target del 2 per cento. Alzare i tassi dovrebbe calmare questa tendenza con una politica disinflazionistica che può moderare l’ansia dei consumatori per i prezzi in aumento. Il Tesoro starà seguendo con preoccupazione quanto accade alla BoE perché negli anni scorsi il patto tacito tra i due è stato che mentre Londra produceva politiche di austerità, la Banca centrale le avrebbe calmierate con una politica monetaria accomodante. Ora, a parte l’imminente presentazione del bilancio, lo spauracchio è l’esito incerto dei negoziati per lasciare l’Unione europea e i potenziali ricaschi negativi per l’economia, soprattutto se l’uscita sarà dura, ovvero senza un accordo. Il fatto che le imprese ritardino le scelte di investimento per questa ragione è di per sé un fattore d’incertezza che rende ancora più tormentato l’avvio di una stretta. La BoE di Carney si trova dunque nella infelice posizione di essersi esposta troppo con comunicazioni favorevoli a un aumento dei tassi quando invece avrebbe potuto attendere gli sviluppi dei negoziati restando silente o quasi. Rinviare la decisione oggi, dopo averla anticipata, potrebbe minacciare la credibilità dell’Istituto. Mentre metterla davvero in pratica può assomigliare a una mossa incauta e controtempo.

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