Consumatori ottimisti (pure loro)

Sale l’indice di fiducia in Italia. Che non sarà il paese migliore, ma migliora

Consumatori ottimisti (pure loro)

Foto Paul Townsend via Flickr

Ottimisti, evidentemente, noi del Foglio lo siamo davvero. Per qualcuno persino a prescindere. E sia pure. Ma ciò che ormai risulta sempre più innegabile, a voler leggere in maniera onesta la realtà dei fatti, è che non siamo i soli a esserlo. E’ notizia di ieri: a ottobre l’indice di fiducia dei consumatori italiani è aumentato per il quinto mese consecutivo, passando da 115,6 a 116,1; e contestualmente è salito di un punto percentuale (da 108,1 a 109,1) anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese, che torna sui livelli del giugno 2007. I dati li fornisce l’Istat, che negli anni davvero bui della crisi non ha certo spacciato metadone. Per cui, delle due l’una: o anche i ricercatori di Via Balbo si sono convertiti al credo fogliante, magari di ritorno dalla nostra Festa di Firenze, o forse è proprio vero che l’Italia si sta rimettendo in moto, e da tempo. Poi certo: si potrà dire – come infatti qualcuno già dice, secondo copione – che non tutto va bene, che c’è ancora molto da fare, che il trionfalismo è fuori luogo. Ci si potrà perfino accanire sul dossier dell’Istat fino ad andare a pescare quel dato relativo al settore delle costruzioni, l’unico per il quale l’indice di fiducia è sceso a ottobre (da 132,1 a 130,3: rimanendo, peraltro, in linea con le rilevazioni di fine 2007). Non è il migliore dei mondi possibili, ovvio, quest’Italia. Nel resto d’Europa c’è chi fa meglio, e va bene. E però tutti i principali rilevatori dicono che il clima è positivo. Forse si potrebbe, non diciamo esultare, ma quantomeno smettere di pensare che quelli strani siamo noi che lo notiamo. Mai come oggi essere ottimisti significa semplicemente una cosa: essere realisti.

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