Matteo Renzi ospite a in "Mezz'Ora in più" (foto LaPresse)

Perché lo choc a Bankitalia può essere un'opportunità. Parla Vitale

Alberto Brambilla

Il banchiere d’affari e uomo forte di Milano al Foglio: "Non si può avere un paese che viaggia verso il mercato libero e un sistema bancario, e mettiamoci anche politico, che invece continua sull’onda del passato a sognare uno stato dirigista"

Roma. La nomina del governatore della Banca d’Italia si è trasformata in una lotta di potere che anticipa la campagna elettorale. Si è sollevato un dibattito mediatico divisivo sulla mozione che il Partito democratico di Matteo Renzi ha presentato una settimana fa alla Camera mettendo in discussione il rinnovo del mandato al governatore in carica Ignazio Visco, contrariamente alla volontà dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il Consiglio dei ministri si riunirà venerdì per decidere se confermare o meno Visco. Molti osservatori hanno giudicato l’intervento del Pd renziano un attacco all’indipendenza dell’Istituto e una violazione delle regole di condotta istituzionali. “Non mi stupisce un intervento della politica”, dice Guido Roberto Vitale, banchiere d’affari e uomo forte di Milano, presidente della Vitale & Co..     

“Certo Richelieu, Talleyrand, Metternich avrebbero fatto l’operazione in maniera un po’ diversa – dice con ironia – ma stiamo attraversando un periodo di turbolenza globale che s’innesta sull’arretratezza politica e istituzionale del nostro paese, che adesso è un po’ troppo ingessato per vivere appieno le dinamiche economico-finanziarie e politico-burocratiche che si presentano. Una Banca centrale è indipendente nel suo agire quotidiano ma deve farlo nell’interesse del paese, la politica conta. Nessuno si strappa i capelli perché da mesi in America si fa il ‘toto-chairman’ della Federal Reserve, eppure una volta nominato è indipendente. Penso comunque che la figura del banchiere centrale sacro e intoccabile sia finita, questo non vuol dire che il mandato non debba essere lungo abbastanza per potere esplicare appieno le funzioni o le idee, però nel quadro della politica generale del paese”, dice Vitale, il quale non considera problematica una sostituzione di Visco, in scadenza il 1° novembre, con un esterno a Banca d’Italia.

     

“I più grandi sono venuti da fuori, Einaudi, Menichella, Carli, Draghi”. “Non è una tragedia quanto avvenuto: da tempo negli ambienti economici e politici più attenti alle cose del mondo è in corso una riflessione sull’attualità della struttura di Banca d’Italia, non avendo più solo funzioni tipiche di Banca centrale ma di braccio della Bce: un Istituto ridimensionato non avrà certamente più il ruolo che ha avuto fino a qualche anno e forse deve essere riposizionato nel sistema istituzionale italiano. Banca d’Italia sta insomma attraversando una crisi di crescita, di rinnovamento: è come un ragazzo che passa dalla pubertà all’adolescenza”, dice Vitale.

 

“Va dato atto a Renzi di avere avuto il coraggio di sollevare un tema di attenzione a come viene svolta la funzione di vigilanza”, dice Vitale, dichiaratamente vicino al centrosinistra e sostenitore di Renzi dalle primarie del 2013. Non c’è niente di scandaloso nel sollevare questo problema “dal momento che tutto il sistema bancario non è estraneo alla cronica sottocapitalizzazione delle imprese italiane e al loro cronico eccessivo indebitamento. Non si può avere un paese che viaggia verso il mercato libero e un sistema bancario, e mettiamoci anche politico, che invece continua sull’onda del passato a sognare uno stato dirigista nel quale tutto è vietato tranne quello che viene di volta in volta permesso”, dice.

 

Allora quale sarebbe il rinnovamento utile in questo frangente? “E’ tutto da ripensare, da immaginare, da reinventare. Banca d’Italia non è da sopprimere, anzi. Manterrà e mantiene un ruolo importante su tutto il sistema bancario minore che non è così minore come sembra”. Vigila infatti su 462 istituti minori, circa il 18 per cento del sistema. Le 15 banche maggiori sono sotto la vigilanza diretta della Bce. “Deve ripensare il suo modo di agire, in un certo senso dovrebbe essere più dirigista verso le banche con una vigilanza che, d’ora in avanti, dovrebbe avere una funzione molto più attiva che in passato facendo valere, in assenza di leggi, se necessarie, la sua moral suasion, tuttora fortissima”. Il tutto “senza perdere competenze, ma magari estendendole”, dice. “Se da un lato si ridurranno le banche tradizionali al contrario aumenteranno le banche ombra, le para-banche, la finanza tecnologica. Aspetti che andranno vigilati senza formalismi, ma con molto tecnicismo. Siamo passati dal pennino, alla stilografica, alla biro, all’iPad. Anche in banca ci vuole più iPad e meno pennino”, conclude Vitale.

Di più su questi argomenti:
  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.