Lavorerete più a lungo: i dati Istat alzano l'età pensionabile

L'aumento è effetto dell'ultima riforma delle pensioni che prevede l'adeguamento automatico del limite d'età per quelle di vecchiaia sulla base delle indicazioni dell'Istituto di statistica

Lavorerete più a lungo: i dati Istat alzano l'età pensionabile

Foto di Jesse Acosta via Flickr

Gli italiani vivono più a lungo, la speranza di vita raggiunge gli 82,8 anni, e lavoreranno più a lungo. Dal 2019 per andare in pensione, infatti, non basteranno più gli attuali 66 anni e 7 mesi, ne serviranno 67 tondi. L'aumento è effetto dell'ultima riforma delle pensioni che prevede l'adeguamento automatico, ogni tre anni (ogni due a partire dal 2019), del limite d'età per quelle di vecchiaia sulla base delle indicazioni Istat.

 

E proprio oggi l'Istituto di statistica ha certificato che nel 2016 la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (ossia lo 0,4 per cento in più del 2015, lo 0,2 sul 2014).

 

Per quanto riguarda invece la possibilità di andare in pensione in anticipo rispetto a quella di vecchiaia (l’ex pensione di anzianità contributiva), dal 2019 saranno invece necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. A oggi invece per l’uscita anticipata verso la pensione ci vogliono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne.

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Commenti all'articolo

  • gianni.rapetti

    25 Ottobre 2017 - 14:02

    "Vi teniamo in vita per servire la nave. Percio' remate e vivete!" (Quinto Arrio, interpretato da Jack Hawkins in Ben-Hur di William Wyler, 1959).

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    25 Ottobre 2017 - 11:11

    Nostradamus a colazione. Highlander? No grazie, solo Higinpser: e alla fine ne rimarrà solo 1, chi? Il badanter dei Boeri.

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  • Giovanni

    24 Ottobre 2017 - 18:06

    Argomento spinosissimo. All'origine c'è il dato di fatto che la vita media degli italiani è aumentata notevolmente con il conseguente aumento di impegni finanziari per lo stato e in particolare per l'INPS. D'altra parte è indiscutibile come ciò comporti svariate conseguenze negative che a mio avviso sono state sottovalutate. Già a 60 anni il nostro organismo accusa tutti i disagi dell'età e il fatto che si muoia più tardi non significa necessariamente che si stia bene in salute e si dovrebbe tenere a mente che non tutti i lavoratori stanno ad una scrivania. Mi riesce difficile pensare ad un operaio alla catena di montaggio di 67 anni o anche ad un ragioniere dalla mente ormai stanca. Il prolungamento dell'età lavorativa si ripercuote negativamente anche sui giovani per ovvie ragioni. D'altra parte le aziende private assai pragmaticamente e sempre più spesso si liberano dei lavoratori ultracinquantenni offrendo loro un appetitosa fuoriuscita. Cercasi soluzioni alternative.

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  • Giovanni Attinà

    24 Ottobre 2017 - 18:06

    A furia di lavorare più a lungo poi ci sono i "pianti" dell'Italia che invecchia e non c'è avvenire per i giovani. Se si continua così, i trentenni di adesso andranno in pensione a 80 anni.

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