Cosa succede all'Ilva, spiegato bene

Dallo sciopero dei lavoratori al tavolo saltato tra governo e AmInvestco. Torna il tema degli esuberi e il ministro Calenda chiede più garanzie 

9 Ottobre 2017 alle 16:59

Cosa succede all'Ilva, spiegato bene

Lo sciopero di Ilva a Taranto. Foto LaPresse/Cosimo Calabrese

Da questa mattina a Genova, Taranto e Novi Ligure è in corso uno sciopero dei lavoratori dell'Ilva, l'acciaieria che a giugno è stata affidata a AmInvestco, cordata di ArcelorMittal e del gruppo Marcegaglia, dopo una gara pubblica. Gli operai sono scesi in strada per manifestare contro gli esuberi previsti dal piano di ristrutturazione approvato dal governo, mentre contemporaneamente al ministero dello Sviluppo economico doveva tenersi un incontro tra il ministro Carlo Calenda, i rappresentanti di AmInvestco e i sindacati per iniziare le negoziazioni. Nel corso della mattina però Calenda ha fatto sapere di aver annullato il tavolo e di aver chiesto “maggiori garanzie per i lavoratori”.

  

Le due vie su cui si muovono governo e sindacati non hanno lo stesso obiettivo: i 4.200 esuberi (su 14.200 dipendenti) contro cui continuano a protestare operai e sindacati sono già parte del piano di AmInvestco e sono validati dal governo. Proprio oggi Calenda ha ricordato che gli operai in esubero saranno impiegati dalla amministrazione straordinaria dell'Ilva nei lavori di bonifica, per cui sono già previsti in cassa 1,3 miliardi: “Confermo quindi che nessuno verrà lasciato per strada", ha assicurato il ministro. Il motivo per cui il tavolo di confronto è stato rimandato è invece relativo ai livelli salariali e agli scatti di anzianità applicati ai contratti dei dipendenti che resteranno a lavorare negli stabilimenti Ilva. In altre parole AmInvestco manterrebbe i 10mila operai previsti dal suo piano ma applicando loro la normativa sul Jobs Act attualmente in vigore per i nuovi contratti, approvata dal governo Renzi due anni fa. “Abbiamo chiesto alla società, giusto in apertura del tavolo, di confermare il piano occupazionale e di riconoscere un costo medio per operaio che si aggira sui 50 mila euro. Questa conferma non è arrivata e senza questo impegno il tavolo non si può aprire. Perciò richiameremo gli azionisti alle loro responsabilità”. Mittel ha spiegato in una nota di non aver mai fatto promesse a parte il numero di occupati e che intende trattare tutti gli altri aspetti durante la negoziazione sindacale. "Siamo contrariati dal fatto che non abbiamo potuto iniziare la negoziazione con i sindacati. Comprendiamo l’importanza dei livelli occupazionali per il Paese e infatti abbiamo mostrato flessibilità aumentando il numero degli occupati a 10.000 rispetto alla nostra offerta originaria".

 

L'incontro è stato sciolto dopo un faccia a faccia tra governo e AmInvestco, prima ancora che le parti, sindacati e azienda, si riunissero. Il gruppo di Mittel e Marcegaglia tornerà con una nuova proposta dopo aver consultato gli azionisti, ma non c'è ancora una data programmata per il prossimo incontro e neppure una scadenza. In assenza di un nuovo accordo, Calenda ha detto che il governo sarebbe pronto a “mettere in campo tutto quanto nelle sue prerogative per il rispetto degli impegni presi". Intanto tutte le sigle sindacali hanno commentato positivamente la linea del ministro ma senza perdere l'occasione di riaprire il tema degli esuberi, definiti "inaccettabili" fin dal primo momento. Un tema su cui il ministro dovrà presto sciogliere le riserve senza alimentare aspettative, se è vero che l'accordo con AmInvestco li prevedeva fin dall'inizio: "Sono noti da giugno", ha chiarito, aggiungendo che "quando riapriremo il tavolo lavoreremo con l'obiettivo di ridurli". Ma dalla sua Mittel ha precisato che la trattativa non potrà essere troppo lunga per non ritardare l'attuazione dei piani di investimenti previsti. "Il raggiungimento di un accordo con i sindacati di Ilva in un tempo ragionevole è importante affinché, una volta chiusa la transazione, possiamo iniziare a mettere in atto i nostri piani di investimenti. Gli investimenti che ci siamo impegnati a fare sono cruciali per migliorare la competitività di Ilva. Di conseguenza, è vitale che l’implementazione del nostro piano non venga ritardata, il che è nel miglior interesse dei suoi dipendenti, delle comunità interessate e della stessa economia italiana". 

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    09 Ottobre 2017 - 18:06

    Adesso che li hanno accalappiati non li mollano piu' e riprendera' l'azione combinata dello stato sociale e del proletariato contro il capitale. Tutti buoni a fare i piani industriali coi soldi degli altri e senza assumersene la responsabilita'.

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    • Dario

      Dario

      10 Ottobre 2017 - 09:09

      Si potrebbe anche dire: tutti buoni a fare i capitalisti con la vita degli altri, e senza prendersene la responsabilità.

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