Mario Draghi (foto LaPresse)

Inflazione di parole a mercati sensibili

Redazione

Per i banchieri centrali inizia una fase d’incertezza su come comunicare

Movimenti scomposti sul mercato obbligazionario e su quello valutario hanno sottolineato le difficoltà che devono fronteggiare i banchieri centrali europei nel preparare gli investitori al giorno in cui cominceranno l’uscita dalle misure di stimolo che hanno sostenuto l’economia durante la crisi finanziaria e la fase di incertezza politica. Le parole di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, e di Mark Carney, governatore della Bank of England, nei giorni scorsi dal forum Bce a Sintra (in Portogallo), sono state male interpretate dai mercati costringendo la Bce a dovere spiegare se stessa durante la giornata di mercoledì. Draghi aveva detto che la ripresa economica si “allarga e si rafforza” e le parole “prudente” e “graduale” riferite a un ritiro degli stimoli sono state considerate il segnale che la Bce era pronta ad annunciare la riduzione degli acquisti di obbligazioni nell’ambito del programma di Quantitative easing prima del previsto – possibilmente al meeting del 7 settembre (intuivano per esempio gli analisti di Unicredit e Goldman Sachs), ovvero prima di un possibile ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

 

I mercati sembrano maturi per abbracciare l’idea di una riduzione degli stimoli anche perché l’analisi della ripresa europea lo consente. Le economie di Germania e Spagna sono in recupero ma anche Olanda, Belgio e Francia hanno mostrato dati positivi, secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s. La posizione ufficiosa della Bce è che i mercati hanno iper-reagito. Tuttavia il rialzo dell’euro sul dollaro non si è ancora arrestato. L’episodio – non nuovo, già nel 2013 Ben Bernanke della Fed fu travisato – suggerisce che i banchieri centrali stanno avendo problemi nel comunicare con precisione le loro intenzioni mano a mano che si avvicina il momento della exit strategy. Draghi era stato molto “colomba” in passato, a giugno, probabilmente alzando già molto l’asticella delle aspettative. Peter Praet, capo economista Bce, aveva avvertito del rischio consigliando di non dire troppo, troppo presto perché “i mercati diventano particolarmente sensibili a ogni cambiamento percepito nel corso della politica monetaria”. Soprattutto perché Draghi è ascoltato come un oracolo e ogni parola è decisiva. Anche per i banchieri è insomma cominciato un periodo di incertezza, su cosa dire o non dire.

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