Il problema della Pa? Abbiamo la burocrazia più vecchia d'Europa

Redazione

Nella Pubblica amministrazione per i giovani non c’è mai posto

Meno di tre impiegati pubblici (2,7) su 100 sono sotto i trent’anni. E l’età media degli oltre tre milioni di dipendenti dello stato e delle amministrazioni locali è di 50,4 anni rispetto ai 44,2 del 2001. Sono i dati relativi al 2015 dell’Aran, l’Agenzia di rappresentanza della Pubblica amministrazione nelle contrattazioni sindacali. Tra stato, regioni e comuni abbiamo la burocrazia più vecchia d’Europa, con punte tra i dirigenti (età media 54,4 anni), scuola (51,2), docenti universitari (53,2) e anche tra i medici (53,2) dove pure numero chiuso e pensionamenti dovrebbero favorire il ricambio. Nonostante la già elevata età media degli italiani, 44,4 anni, la pubblica amministrazione la batte di gran lunga: solo tra le forze dell’ordine siamo leggermente al di sotto, con 41,4 anni.

 

Le conseguenze sono una minore meritocrazia ed efficienza – per molti travet a 50 anni scatta già l’attesa della pensione –, la chiusura all’innovazione, l’ipersindacalizzazione che a sua volta si trascina dietro un assenteismo quadruplo rispetto al privato. C’è una minore mobilità sociale, senza il passaggio naturale dall’impiego pubblico alle aziende e viceversa, tipico dei paesi nordeuropei e della Spagna, di Stati Uniti, Australia e Canada. All’origine c’è il peccato dell’impiego a vita, con progressione automatica delle carriere e inamovibilità perfino delle scrivanie, nonostante la fiorente letteratura sui precari “deportati”. I sindacati la leggono in maniera diversa, soprattutto la Cgil, che dà la colpa ai commissariamenti come nella Sanità laziale. L’Ocse però nota che in generale il 52 per cento dei medici italiani ha più di 55 anni, meglio solo di Bulgaria e Cipro. Eurostat dice che nelle scuole secondarie solo il 10,3 per cento dei docenti ha meno di 40 anni, mentre in Germania, Francia, Spagna e Austria gli under 40 vanno da un terzo alla metà. I comuni poi ci mettono del loro in combutta con le lobby elettorali: i vigili urbani di Roma hanno un’età media di 53 anni, a Palermo uno su 3 più di 57. Per i giovani, che non hanno il culto del posto fisso e potrebbero dare una frustata di merito e freschezza, le porte della Pa sono sbarrate. I risultati si vedono.

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