Matteo Renzi (foto LaPresse)

Come capitalizzare la flessibilità

Redazione

Taglio dell’Irpef o dell’Ires (o entrambe), altro “bonus” non datur, dopo i bonus di vario genere (ai lavoratori dipendenti o alle madri con bebè oppure quelli per un generico acculturamento giovanile) che hanno provato la loro natura effimera senza incidere sull’attività economica.

 

La Commissione europea ha concesso all’Italia una “flessibilità” nel deficit di bilancio da 14 miliardi di euro per quest’anno. Il governo Renzi ha rivendicato il risultato come un successo politico, ma non sarà completo se la dolce morte del Fiscal compact non verrà capitalizzata a dovere; anche perché nel 2017 potrebbero arrivare richieste amare dalla “tedesca” Bruxelles (leggi alla voce: patrimoniale). I bonus di vario genere, ai lavoratori dipendenti o alle madri con bebè oppure quelli per un generico acculturamento giovanile, hanno provato la loro natura effimera e, per quanto utili a incamerare consenso politico, non vanno a incidere, per essere generosi, sull’attività economica. Per non parlare delle decontribuzioni per favorire le assunzioni che hanno anch’esse, e per loro essenza, funzione temporanea d’incentivo all’impiego.

 

Bisogna scegliere e scegliere bene, bisogna scegliere di tagliare le tasse. Ma come? E’ pure rischioso innestare aspettative generalizzate di riduzione fiscale quando non si ha un disegno già pronto, così si seminano illusioni eccessive che diventeranno delusioni. La scelta è (quasi) obbligata: sollevare dal fardello fiscale più ingombrante d’Europa i produttori di beni che danno lavoro e chi lavora. L’uso della “flessibilità” fa rima soltanto con taglio delle tasse sui redditi (Irpef) o sulle imprese (Ires), oppure entrambe. Lo consigliano a Roma dall’Amministrazione americana, lo si invoca nei pensatoi governativi e in senso più generale è quello per cui la Banca centrale europea insiste da tempo. Hic Rhodus, hic salta. Il rilassamento della spesa pubblica non è gratis e soprattutto non deve colare in mille rivoli.