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Helicopter money? Ecco cosa ne pensa davvero Weidmann

Il governatore della Bundesbank, rispondendo ieri al Foglio, ha detto la sua sull'arma che viene dopo il bazooka. "Un'idea che deve tornare nel cassetto accademico".

27 Aprile 2016 alle 14:58

Helicopter money? Ecco cosa ne pensa davvero Weidmann

Jens Weidmann, governatore della Bundesbank (foto LaPresse)

L'"helicopter money" è in soldoni il tentativo delle Banche centrali – in tandem con un governo – di stampare moneta non per le banche o per i governi ma direttamente da far cadere sulla testa dei cittadini. L'economista e Premio Nobel Milton Friedman, cui si deve la formula originaria, ne parlò così: “Supponiamo che un giorno un elicottero voli sopra questo paesino e sganci dal cielo banconote fino a 1.000 dollari, banconote che – ovviamente – saranno subito raccolte dai membri della comunità” (qui origine e conseguenze dell'idea friedmaniana).

 

Una soluzione radicale di cui si è tornato a parlare in queste settimane, visto che la Banca centrale europea non è ancora riuscita, nonostante le sue mosse espansive, a schiodare il nostro continente da un'inflazione quasi pari a zero. Il presidente della Bce, Mario Draghi, qualche giorno fa ha detto: "Non ne abbiamo parlato in realtà. E' un concetto molto interessante, ma non l'abbiamo studiato".

 

Il Foglio ha chiesto a Jens Weidmann, governatore della Bundesbank che ieri sera era a Roma nella residenza dell'ambasciatore tedesco, se ritenesse anche lui l'idea "interessante". Ecco la risposta, decisamente puntuta: "Penso che questa idea debba tornare nel cassetto accademico e non essere discussa nell'ambito della politica monetaria. Altrimenti politica fiscale e politica monetaria si confonderebbero. Inoltre quella di una manna dal cielo è un'idea che non corrisponde a realtà. Se per ipotesi regalassimo qualcosa ai cittadini-contribuenti, ecco che creeremmo da qualche altra parte un buco. Conosco un precedente, verificatosi in America con un presidente che ha distribuito denaro ai cittadini: lo ha fatto due volte e la seconda volta ha funzionato già meno. In definitiva, tutto dipende dal fatto se i cittadini credano o meno all'idea di una manna dal cielo".

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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