Numeri giusti e parole corrette smontano ogni lagna sul Salvabanche

Giorgio Arfaras
Le obbligazioni subordinate sono una frazione di quelle circolanti e una piccolissima parte dei nostri risparmi

C’è chi teme che la ricchezza finanziaria degli italiani possa essere messa a repentaglio dalla vicenda delle quattro banche che stavano fallendo. Come accade nemmeno tanto raramente quando si osservano i numeri, le cose da tragiche diventano prosaiche. Nell’ultimo supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, alla tavola 1-A, si trovano i numeri della ricchezza reale e finanziaria degli italiani. Quella finanziaria – monete, conti correnti, fondi, assicurazioni, obbligazioni e azioni detenute direttamente, eccetera – ammonta a 3.897 miliardi di euro. Le obbligazioni bancarie – quindi sia quelle dette “senior” sia quelle dette “subordinate”, che sono l’oggetto della polemica in corso – ammontavano a 235,6 miliardi di euro a fine 2014. A marzo erano ancora meno: gli investitori retail detenevano 203 miliardi di bond bancari, ovvero il 5 per cento dei risparmi totali dei residenti.

 


dati Banca d'Italia


 

Le obbligazioni subordinate emesse in Italia sono una piccola frazione di queste, quelle delle quattro piccole banche oggetto del dramma politico in corso sono una frazione di una frazione di questo 5 per cento e si avvicinano al miliardo. Siamo nel mondo dello zero virgola zero. Le banche però devono bilanciare i cattivi crediti, a questo punto o fanno aumenti di capitale o trovano capitali sul mercato emettendo obbligazioni. Tuttavia – questo è un problema – le banche si trovano in difficoltà sia a chiedere ancora soldi agli azionisti sia a riuscire a raccogliere capitali vendendo quei bond subordinati a degli investitori refrattari a sottoscriverli proprio in forza delle attuali vicende. Ciò determina complicazioni in futuro? L’Abi dice che nei prossimi tre anni le banche avranno bisogno di finanziamenti per 40 miliardi l’anno, ciò a fronte di “una significativa contrazione delle obbligazioni presso residenti che dovrebbero sottrarre 30 miliardi all’anno”.

 

[**Video_box_2**]Come possa una vicenda così minuscola diventare l’occasione per spaventare gli italiani è un mistero. O meglio non lo è se si pensa a come spesso di conduce la battaglia politica. Si prende una vicenda ad alto impatto emotivo e si usa la retorica della nonna ingenua, dell’avidità, e via dicendo, per mostrare come il sistema sia corrotto e come la brava gente ne sia vittima. Le perdite non sono calcolate sulla percentuale della ricchezza detenuta, ma in termini assoluti, l’investitore diventa risparmiatore: un soggetto con sole buone intenzioni che diventa vittima di un sistema avido. Invece di dibattere seriamente dei controlli più o meno carenti sul sistema finanziario, si drammatizza. In questo modo si alimenta l’idea del popolo vittima della casta. Naturalmente il popolo vittima trova subito dei sacerdoti disinteressati che lo guidano fuori dalla servitù verso la terra del latte e del miele.

Di più su questi argomenti: