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L'Europa dello "zero virgola" c'è. La manovra italiana rinviata a primavera

L'Italia è “a rischio di non rispetto” del Patto di Stabilità. Lo ha detto la Commissione europea, esprimendo il suo giudizio sui progetti di bilancio degli Stati membri dell'Ue per il 2016.

17 Novembre 2015 alle 11:35

L'Europa dello "zero virgola" c'è. La manovra italiana rinviata a primavera

Matteo Renzi con Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

Bruxelles. L'Italia è “a rischio di non rispetto” del Patto di Stabilità. Lo ha detto la Commissione europea, esprimendo il suo giudizio sui progetti di bilancio degli Stati membri dell'Ue per il 2016. “Secondo le previsioni d'autunno della Commissione, c'è un rischio di deviazione significativa dall'aggiustamento richiesto verso l'obiettivo di medio termine nel 2016”, dice il documento approvato dal collegio presieduto da Jean-Claude Juncker.

 

Le cifre della manovra e le richieste di flessibilità aggiuntiva presentate dal governo in settembre non convincono la Commissione. C'è un primo via libera alla clausola per gli investimenti. Ma l'Italia rimarrà sorvegliata speciale: in primavera verrà verificato se la deviazione dal percorso verso l'aggiustamento di bilancio è effettivamente usata per gli investimenti e se il governo presenterà un piano credibile verso il pareggio di bilancio nel 2017. Anche per il 2015 si registra una “deviazione” rispetto alle regole del Patto di Stabilità. Il governo di Matteo Renzi è dunque invitato a “prendere le misure necessarie nell'ambito delle procedure nazionali per assicurare che il budget 2016 rispetti il Patto di Stabilità”. In altre parole, nel corso dell'approvazione in Parlamento, il governo dovrebbe correggere la manovra per migliorare il saldo netto strutturale dell'Italia. Contrariamente alle speranze di Renzi, l'Europa dello “zero virgola” non è ancora entrata nei libri di storia.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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