Pierluigi Bersani (foto LaPresse)

Rottamare le liberalizzazioni? Anche no

Redazione
I pericolosi passi di gambero del Parlamento su banche e negozi. Si torna silenziosamente a sfasciare ciò che tanto faticosamente si è riuscito a tessere e così le lenzuolate di Bersani somigliano sempre più alla tela di Penelope.

Sulle liberalizzazioni si va indietro invece che avanti. Fino al 2007 chi voleva chiudere un mutuo era costretto a pagare penali che in alcuni casi arrivavano al 4 per cento, poi le cose sono cambiate con le lenzuolate di Pier Luigi Bersani. La possibilità di estinguere anticipatamente un mutuo o di fare la surroga senza pagare alcuna penalità è stata una conquista che ha dato sollievo a molte famiglie, inserendo un elemento di forte concorrenza tra gli istituti di credito che un po’ come le compagnie telefoniche hanno iniziato a contendersi una larga fetta di clienti disposti a cambiare banca in caso di condizioni e prezzi più vantaggiosi. Come riporta Repubblica, l’Unione europea ha emanato una direttiva che chiede di modificare la normativa introducendo una penalità di circa l’1-1,5 per cento in caso di chiusura anticipata dei mutui, un balzello a favore degli istituti di credito che su un mutuo medio vale intorno ai 1.000 euro.

 

Da Bruxelles prevedono la possibilità e non l’obbligo di inserire un indennizzo a favore delle banche, il governo dal canto suo ha già recepito la direttiva anche se non sono ancora state introdotte le norme attuative. Sulle liberalizzazioni si torna silenziosamente a sfasciare ciò che tanto faticosamente si è riuscito a tessere e così le lenzuolate di Bersani somigliano sempre più alla tela di Penelope. Quello dei mutui non è un caso isolato. Sempre in questi giorni al Senato è in discussione il ddl 1629 sugli orari di apertura degli esercizi commerciali – già passato alla Camera con i voti favorevoli di M5s, Pd, FI e Ncd e con zero voti contrari – che vuole obbligare i negozi a chiudere per 12 giorni festivi l’anno, smantellando la completa liberalizzazione voluta dal governo Monti. Anche in questo caso il governo senza esprimersi pubblicamente appoggia la controriforma. Matteo Renzi si è detto più volte a favore dell’aumento della concorrenza, ma spesso alle parole non sono seguiti i fatti. Non solo ci si aspettava di più sull’apertura di mercati come quello dei trasporti e delle professioni, ma di certo non ci si aspettavano passi indietro in un paese in cui ci sono state le lenzuolate di Bersani e non lo scardinamento del sistema di Lady Thatcher. Va bene rottamare, ma le corporazioni. Non le liberalizzazioni.

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