cerca

Perché chiudere il gap infrastrutturale del sud è tuttora essenziale

Luigi Einaudi diceva che lo sviluppo del meridione avrebbe richiesto tempi lunghi, perché appunto la creazione di adeguate infrastrutture è un’operazione dai “tempi lunghi”. I tempi lunghi sono arrivati fino a oggi.

10 Agosto 2015 alle 10:26

Roma. Luigi Einaudi diceva che lo sviluppo del meridione avrebbe richiesto tempi lunghi, perché appunto la creazione di adeguate infrastrutture è un’operazione dai “tempi lunghi”. I tempi lunghi sono arrivati fino a oggi, tant’è che alla direzione del Pd dedicata al Mezzogiorno si è discusso (anche) di questo. Per il premier e segretario di partito, Matteo Renzi, è compito del Pd occuparsi dell’antica e pendente questione meridionale: a metà settembre verrà presentato un piano d’azione (chiamato “masterplan”). Dal dibattito è emerso che il tema delle infrastrutture al sud coincide con l’interesse dell’Italia.

 

Nel Mezzogiorno sono state create infrastrutture locali, a volte sgangherate – vedi l’autostrada Anas in Sicilia, che si è rotta, dividendo in due la regione. Ma sono soprattutto carenti due tipi fondamentali di infrastrutture: quelle rivolte a fare del Mezzogiorno un’unica area economica, da est a ovest, oltreché da nord a sud e dal continente alle isole. E quelle rivolte a inserire il Mezzogiorno nell’Eurozona e, spesso, anche quelle atte a inserirlo in un’unica area col resto dell’Italia. Questa carenza spesso non è casuale. Dipende in generale dal fatto che ciò che manca, dal punto di vista politico e culturale, è una concezione delle infrastrutture come condizione per un mercato di libera concorrenza, anziché di monopolio, e come reticolo di economia competitiva. Faccio alcuni esempi. Il porto container di Gioia Tauro non è adeguatamente collegato con la rete ferroviaria e autostradale nazionale. Beninteso anche a Genova ci sono problemi, ma i poteri di monopoli del traffico beneficiano sempre di ciò. L’alta velocità delle Ferrovie dello stato (non ancora quotate in Borsa) si ferma a Salerno. E non è consentito ai privati ottenere una concessione per fare un tratto di rete alta velocità dopo Salerno, secondo un proprio calcolo di convenienza, basato sulla concorrenza alle Fs. L’Autostrada Salerno-Reggio Calabria non è ancora terminata perché non è gestita da una società privata con pedaggio (che potrebbe essere ridotto al minimo per i residenti). Inoltre l’Anas è simultaneamente sia l’ente del controllo autostradale sia la società che le costruisce con modi, costi e tempi che vuole. In Sicilia le Fs detengono il monopolio della rete, che è concepita come prosecuzione di quella del continente e non come una metropolitana di superficie a se stante. Essa dovrebbe essere liberalizzata per dare luogo alla ferrovia leggera veloce fra Messina, Catania, Caltanissetta, Palermo, Trapani e fra Messina Catania, Siracusa, Ragusa, Agrigento, Trapani.

 

[**Video_box_2**]In Calabria, poi, vi è un eccesso di energia elettrica e di potenziale elettrico non utilizzato. Ma manca una rete efficiente per trasmettere l’energia in Sicilia e soprattutto al centro-nord. Peraltro la rete elettrica nazionale è un monopolio delle grandi compagnie a partecipazione statale. Poi non si fa il Ponte sullo Stretto e si pagano alla società concessionaria indennizzi pari alla sovvenzione che diversamente lo stato dovrebbe versare. Ora il Ponte, dato il ribasso dei tassi di interesse, sarebbe molto economico anche se la società concessionaria avesse solo le sovvenzioni ora assegnate alle società dei traghetti che fanno la spola nello Stretto. Se ci fosse questo ponte tali società dovrebbero cercarsi altre attività, magari nel turismo delle isole. E la mafia e la ’ndrangheta perderebbero il controllo del loro territorio e perderebbero anche il reciproco confine. Le infrastrutture di trasporto e comunicazione (banda larga) non servono solo per portare il Mezzogiorno al nord, servono soprattutto per cambiare le mentalità locali. Per generare concorrenza, non solo col mercato delle cose, anche con quello delle idee. Ma le infrastrutture rivolte a generare concorrenza non bastano. Occorre anche la privatizzazione del mercato del lavoro con la prevalenza dei contratti collettivi aziendali e locali su quelli nazionali. Gaetano Salvemini sosteneva che il contratto nazionale di lavoro protegge i lavoratori del nord dalla concorrenza meridionale. I contratti aziendali di Fiat-Chrysler giovano sia a Melfi, Cassino, Pomigliano, sia a Mirafiori. Ultima domanda: come mai nel nord internazionalizzato, tanti eccellenti imprenditori sono del sud?

Francesco Forte

E' nella terza età, essendo nato a Busto Arsizio nell’anno 29 del secolo scorso. Ha vissuto a Sondrio dall’età di 9 anni e ivi ha frequentato il ginnasio-liceo Piazzi. Suo padre, suo nonno e suo zio erano magistrati. Ma lui ha scelto, sin dalle medie, di fare l’economista. Nel 1947, perciò, vinto il concorso di alunno al Collegio Ghislieri di Pavia, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza e frequentò contemporaneamente la Facoltà di Scienze politiche e soprattutto l’Istituto di Finanza dell’Università. Nel 1951 si laurea con lode e menzione per la stampa con una tesi in scienza delle finanze. Nello stesso anno viene nominato Assistente ordinario nell’istituto di finanza pavese diretto dal professor Benvenuto Griziotti, maestro fra l’altro di Ezio Vanoni, di cui Forte diventa professore supplente all’Università statale di Milano dal 1955-56 al 1956-1957. Da questo anno è professore incaricato presso le Università di Milano e Urbino. E’ nel frattempo consulente di imprese come Eni e Ferrero e redattore capo dell’economia del nuovo giornale Il Giorno. Nel febbraio 1959 consegue la libera docenza in scienza delle finanze. Dal ‘59 al ‘60 è post-doctoral fellow del Thomas Jefferson Center del Dept. of economics dell’Università di Virginia. Nel 1960 è Associate professor of economics presso la stessa Università. Nel 1961 approda all’International Tax Center di Harvard e diviene full professor of Economics all’Università di Virgina su proposta di James Buchanan e Ronald Coase poi premio Nobel per l’economia. Nello stesso anno vince in Italia il concorso di cattedra in Scienza delle finanze e viene chiamato da Luigi Einaudi a succedergli presso le facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche dell’Università di Torino. Tra il 1962 e il 1964 è consulente dei ministri del Bilancio Ugo la Malfa e Antonio Giolitti e inizia a elaborare a livello politico la formula del liberal-socialismo, allora considerata strana, che peraltro deriva dal suo indirizzo di “economia sociale di mercato”, cui rimarrà costantemente fedele. Nel 1965 è visiting professor nell’Università di York in Inghilterra, due anni dopo Rockfeller research professor a Washington presso la Brookings Institution e nel 1970 Visiting professor presso l’Università di California. Dal 1966 al 1976 è membro della giunta esecutiva e poi vicepresidente dell’Eni, e fino al 1981 preside della Scuola di specializzazione E. Mattei dell’Eni. Nel 1983 diviene membro del Board dell’Università di Buckingam e nel 1986 la stessa Università gli conferisce la laurea Honoris causa. Dal 1979 al 1987, su designazione di Bettino Craxi, che ne apprezza la linea economica, è capolista alla Camera ed eletto nel collegio Como-Sondrio-Varese. Dall’87al '94, per altre due legislature, senatore del collegio di Sondrio In questo periodo è presidente della commissione Industria alla Camera, ministro delle Finanze (1982-1983), ministro delle Politiche comunitarie (1983-1985), sottosegretario delegato per gli interventi straordinari nel terzo mondo (1985-87), capo dello staff del rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite per i problemi del debito estero dei PVS (1990-91), presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato (1992-94). Nel 1984 è chiamato a Roma alla cattedra di Politica economica e poi a quella di Scienza delle finanze nella Facoltà di economia dell’Università La Sapienza. Nel 1987 diviene presidente della European Public Choice Society e nel 1989 vicepresidente della Hume Society di Edimburgo. Dal 1987 è presidente onorario dell’International Istititute of Public Finance. Nel 1997 è visiting professor presso il Fondo monetario internazionale a Washington. Dal 2000 al 2004 è presidente prima del nuovo Corso di Laurea in Turismo e Risorse e poi di quello di Moda e Costume della Sapienza. Dal 2005 è professore emerito della facoltà di Economia della Sapienza e vi continua le sue ricerche scientifiche. Presidente dal 2004 del comitato scientifico per l’istituzione della facoltà di Economia dell’Università mediterranea di Reggio Calabria, vi ha creato il nuovo corso di laurea in Scienze economiche e vi insegna Scienza delle finanze e Analisi economica del diritto. E’ oramai autore o coautore di 51 volumi di opere scientifiche e di diverse centinaia di saggi economici in italiano e inglese in riviste italiane e internazionali. Ha scritto articoli sull’Espresso, Panorama, La stampa, Il Giornale, Italia Oggi, e ora su Libero. E’ autore dell’editoriale economico del Foglio dalla fondazione e grazie all’elettronica svolge, con impegno quasi religioso, questo compito quotidiano in qualunque parte di Italia o del resto del mondo si trovi. Scrive sul Foglio, di tanto in tanto, articoli firmati che, nel gergo dei foglianti, vengono denominati “i fortiani”.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi