Un manifestante ad Atene con un cartello che pubblicizza i Bitcoin (foto LaPresse)

Paesi stressati, nuove valute

Se l'Argentina “fallita” è diventata l'albero dove crescono i Bitcoin

Alberto Brambilla
L’imposizione di controlli stringenti sulla circolazione dei capitali è un’odiosa condizione per imprese e correntisti, non solo in Grecia. Una condizione che gli imprenditori argentini vivono dal 2011, a dieci anni dal default sul proprio debito della seconda economia sudamericana.

Roma. L’imposizione di controlli stringenti sulla circolazione dei capitali è un’odiosa condizione per imprese e correntisti, non solo in Grecia. Una condizione che gli imprenditori argentini vivono dal 2011, a dieci anni dal default sul proprio debito della seconda economia sudamericana. Significa avere accesso limitato a pagamenti in valuta estera, stante la stagnazione economica aggravata dall’iperinflazione. Il governo di Cristina Kirchner, sinistra neoperonista, ha fatto poco per restituire fiducia nell’economia – e nei pesos – ai cittadini che torneranno alle urne in ottobre per eleggere una nuova amministrazione. Dopo un decennio e più di difficoltà, non stupisce lo scetticismo nei confronti delle istituzioni finanziarie. E’ altresì comprensibile che gli argentini – da tempo abituati a scambiare valuta al di fuori dei canali ufficiali – siano diventati i soggetti privilegiati per verificare la crescita di popolarità delle monete virtuali, come i Bitcoin, che sono sottratte al controllo di una qualsivoglia autorità centrale costituita. I Bitcoin – una moneta digitale, nata nel 2009, emessa da un sistema crittografico intelligente che certifica l’affidabilità delle transazioni tra due utenti sconosciuti – stanno conquistando la fiducia dei piccoli imprenditori, con una certa rapidità nel settore turistico. BitPagos, la più nota start up nazionale nel campo, aiuta più di duecento albergatori argentini a ricevere credito dai turisti stranieri. Il Financial Times ha scritto di un’albergatrice che, dopo qualche tentennamento, ha appena deciso di provarci e ora vende i suoi Bitcoin sul mercato valutario non ufficiale al 50 per cento in più di quanto otterrebbe al tasso di cambio regolare.

 

Nonostante la grande attenzione mediatica, i Bitcoin restano però un fenomeno di straordinaria nicchia anche in Argentina, dove interessa 6.000-8.000 utenti. Tuttavia è significativo l’impatto psicologico sulla popolazione che impara così ad avere dimestichezza con monete non ufficiali dopo avere imparato, a proprie spese, che le valute controllate dalle autorità centrali non appartengono certo al popolo. Ciò vale per Cipro, per la Grecia, per non parlare di paesi che, come l’Italia del 1992 sotto il governo Amato, hanno sperimentato i prelievi forzosi. Lo stato di necessità spinge a sperimentare, a interessarsi a nuove strade capaci di evitare che la ricchezza – il risparmio – diventi sequestrabile da autorità sovranazionali o nazionali senza possibilità d’appello. “In situazioni di particolare crisi, di contingentamento prolungato, non è difficile immaginare che i Bitcoin possano diventare uno strumento di difesa dei patrimoni e scambio reale per commerci. Ma ad oggi non vediamo situazioni così drammatiche”, dice Ferdinando Ametrano, analista di Banca Imi (Intesa Sanpaolo) e docente all’Università Bicocca.

 

[**Video_box_2**] “E poi – aggiunge – allo stadio attuale non dobbiamo pensare che Bitcoin sia una tecnologia adatta alle masse più povere o al limite della sussistenza. E’ tuttora un bene rifugio per persone benestanti e colte che sono in grado di avere la consapevolezza tecnologica sufficiente a utilizzarli e che, soprattutto, possono correre il rischio di tollerare l’altissima variabilità di valore del Bitcoin, anche del 40 per cento in un giorno. Se fossi un greco che può prelevare solo 60 euro al giorno, non li cambierei in Bitcoin col rischio di vedere il mio capitale dimezzato”, dice Ametrano. Se la conquista del Bitcoin parte dall’Argentina o dalla Grecia se lo sono chiesto in molti, senza trovare risposte definitive. Di sicuro si moltiplicano i pionieri della valuta digitale ad Atene come altrove. Una tendenza che spiana la strada all’uso di valute digitali e alimenta la consapevolezza generale che il denaro sia solo in minima parte tangibile, contante, mentre è in massima parte prodotto e scambiato dentro circuiti telematici. La spinta dal basso può essere sopravvalutata dalla eco mediatica ma l’interesse per la tecnologia offerta da Bitcoin è sostenuto anche dall’alto, soprattutto da parte degli istituti di credito internazionali e degli investitori di Borsa. Questo mese l’americana Citi ha iniziato a testare la sua valuta “Citicoin”; la start up Coinsilium dedicata a questo settore è sbarcata con successo sul listino britannico. Lo slancio, dunque, non arriva soltanto dall’Argentina.

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  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.