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Da Amazon Go a Davos. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti selezionati da Giuseppe De Filippi per sapere quello che succede nel mondo

22 Gennaio 2018 alle 19:45

Da Amazon Go a Davos. Di cosa parlare stasera a cena

[Da oggi, 22 gennaio, la newsletter “Di cosa parlare stasera a cena” viene curata da Giuseppe De Filippi. Se volete riceverla nella vostra casella mail potete iscrivervi qui]

  


 

Amazon go, bisogna parlarne, tema di certa riuscita per tutti i gusti e gli interessi: dal quotidiano della spesa, al confronto con la tecnologia, al futuro del lavoro, al rapporto con il denaro. Comunque il negozio ha aperto, chi è già nel mondo Amazon entra prende e saluta, anzi non saluta perché non c'è nessuno. Domande retoriche: ma così compreremo più del necessario? è davvero più comodo? Il lavoro: in Usa i commessi/cassieri sono 3,5 milioni, Amazon garantisce che non perderanno ruolo ma dovranno fare altro e forse cose più varie e interessanti che stare fissi alla cassa. Detto questo a cena potremmo anche provare a ragionare sulla vera sfida sottostante a Amazon go, quella per il controllo dei sistemi di pagamento. All’azienda di Besos importa relativamente di vendere merci mentre tiene tantissimo a diventare la rete con cui paghiamo ciò che compriamo, e la comodità fa premio, perché fa tutto da solo il nostro smartphone. In Italia c'è già qualcosa di simile (ma manca il vincolo al sistema di pagamento perché potete usare la vostra abituale carta di credito): nelle maggiori catene di supermercati comunicando in anticipo i dati della carta si può riempire il carrello ed essere anche informati via via dell'importo totale e, finita la spesa, si esce senza passare dalla cassa e dalla fila. Insomma la stessa cosa ma con meno clamore mediatico.

 

Ecco come un bravo inviato del NYT ha raccontato il funzionamento del negozio automatico e ci dice anche quello che tutti gli italiani vogliono sapere: va bene, ma le buste si pagano? 

 

 
 
Nel mercato tecnologico chi non fa non sbaglia, l'importante è accorgersene (tanto come argomento di chiacchiera, a volte con una separazione un po' sessista, gli smartphone funzionano sempre e se davvero l'IPhone X fosse già cotto, beh quella sarebbe una notizia).

 


  

Non si tralasci comunque il tema che ogni anno spunta a ridosso di Davos: l'ineguaglianza. Come ogni anno Oxfam tira fuori i suoi studi e determina titoli facili facili sui ricchi più ricchi e i poveri più poveri. A cena provate a ricordare che quei conti sono fatti in modo poco, pochissimo, sensato. Lo spiegava bene il Foglio un anno fa e forse la più crudele (ma purtroppo anche la più inutile) confutazione di un errore e quella che già è stata fatta e che certamente tireremo fuori anche l'anno prossimo di fronte al nuovo allarme Oxfam...

 

E infatti il Fondo monetario ci tiene a prendere la scena con una botta di ottimismo, sempre mentre a Davos ci si incontra. E ci ricorda che l'economia mondiale crescerà più delle attese quest'anno e il prossimo. Insomma la vera news è che di ricchezza da dividere ce n'è di più, sul modo in cui dividerla la discussione è aperta anche mentre siete a cena.

 

 

In ogni caso a Trump piace Davos, enormemente di più di quanto gli piacciano le ambasciate Usa in Uk (mentre però conferma il trasferimento entro un anno a Gerusalemme di quella in Israele). Ancora incerto è però il suo arrivo in Svizzera a causa dello "shutdown" al bilancio americano.

 

 


  

Ecco un buon tema se la conversazione dovesse virare verso la politica. La flat tax va in archivio, almeno in uno dei paesi dove la usavano davvero, la Lettonia. In questi giorni schiere di commercialisti lettoni si interrogano su come assistere il concittadino medio (passato da un regime di fisco socialista, a un brevissimo periodo con aliquote ma senza redditi e poi a 10 anni con aliquota unica e redditi finalmente aumentati) alle prese da questi giorni con 3 aliquote e ovviamente scaglioni di reddito, oltre a nuove detrazioni e deduzioni.

 


  

Rubano le frecce di San Sebastiano a Marigliano, in provincia di Napoli, di cui è patrono. Vabbè c'è la questione del patrimonio artistico della Chiesa spesso non protetto, tema sempre valido. Volendo si può ragionare su un soggetto di arte sacra da sempre frequentato da studiosi e psicanalisti per analisi più ampie. Quindi giocate un po' sull'opera d'arte che, a furto interamente realizzato, prenderebbe una nuova vita propria: un San Sebastiano, un bel ragazzo che si contorce, ma SENZA frecce. Per cui il furto potrebbe essere opera d'artista.

 


 

Siete a cena, forse state bevendo un po' di vino, rivolgete un pensiero a Bruno Giacosa che ne ha fatto tanto ma soprattutto lo ha fatto tanto buono.

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