George Soros (foto LaPresse)

Mamma c'è Soros

Daniele Raineri

Ormai il nome di Soros è diventato l’abbreviazione di “complotto giudeo”. Ecco numeri e fatti

Roma. Come hanno detto quelli della Wu Ming Foundation in un tweet: “‘Complotto pluto-giudaico-massonico’ era troppo lungo, per questo nell’era dei social si è imposto il bisillabo ‘Soros’’’. George Soros (nell’Ungheria dov’è nato nel 1930 si pronuncia: Sorosh) è un finanziere considerato molto abile e spregiudicato nel suo settore, che vive a New York e investe una parte delle sue ricchezze personali a favore di cause progressiste (e ieri a Roma ha incontrato il premier Paolo Gentiloni). Il suo nome è legato a centinaia di teorie del complotto: la presenza anche soltanto immaginata di Soros e del suo denaro è l’elemento che colora di tinte cospirative qualsiasi notizia, anche in Italia. Quando per esempio il giornalista italiano Gabriele Del Grande è stato fermato in Turchia per due settimane perché non aveva le autorizzazioni necessarie, si è parlato anche del fatto che il suo sito web specializzato nel tema dell’immigrazione riceve finanziamenti da un ente di Soros. Quando la settimana scorsa si è cominciato a discutere sull’ipotesi non provata che le iniziative di soccorso in mare che raccolgono i migranti potrebbero essere legate alle gang di trafficanti libici in modo da raccogliere denaro e poi usarlo per destabilizzare l’economia dell’Italia (così il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro), anche in questo caso è spuntato il nome di Soros, associato ad alcune ong. 

 

Vale la pena dunque fare il punto sul finanziere. Soros è a capo di due grandi entità: una è il lavoro, il fondo Quantum, che fa parte di una lega di grandi investitori e con il quale ha messo a segno colpi spregiudicati (vedi la speculazione sulla sterlina che nel 1998 gli fruttò il titolo sulla Bbc di “uomo che ha rovinato la Banca d'Inghilterra”); l’altra è la Open Society Foundation, che è l’ombrello sotto cui si svolgono le iniziative benefiche e politiche tutte molto a sinistra. Com’è messo Soros a potenza di fuoco? Quanti soldi ha a disposizione e quanti ne getta nelle sue iniziative private? Il quindicinale americano Forbes lo mette al posto numero ventinove nella classifica dei miliardari più ricchi del mondo con un patrimonio di circa venticinque miliardi di dollari, a pari merito con Maria Franca Fissolo, vedova di Michele Ferrero (produttore tra le altre cose anche della Nutella). Altri miliardari, che godono di maggiore visibilità nelle notizie, sono più in alto nella lista. Bill Gates di Microsoft, Warren Buffett nel settore finanza, Jeff Bezos di Amazon (e del Washington Post), Mark Zuckerberg di Facebook, Carlos Slim (settore telecomunicazioni e proprietario del New York Times) sono ai primi sei posti. A partire dal 1979, secondo la rivista economica americana Bloomberg (a proposito: il proprietario Michael Bloomberg è al decimo posto nella classifica) Soros ha speso circa otto miliardi di dollari nelle iniziative a favore di cause progressiste. Anche in questo caso, il confronto con i primi in classifica è interessante e un po’ sminuente: Bill Gates nel 2000 ha fondato la Bill& Melinda Foundation per combattere povertà e malattie nel mondo e al maggio 2013 aveva donato ventotto miliardi di dollari. Warren Buffett rivaleggia in filantropia con Gates, nell’estate 2016 ha fatto una donazione da quasi tre miliardi di dollari e aveva fatto la stessa cosa anche nel 2015 e nel 2014.
Soros è in un campo differente, perché le sue donazioni si ispirano al lavoro contro i totalitarismi del filosofo Karl Popper, autore del saggio “La società aperta e i suoi nemici”. In un saggio intitolato “My Philanthropy”, ha definito così gli obiettivi delle sue iniziative a fondo perduto: 1) aprire le società chiuse 2) rendere le società aperte più vitali e 3) promuovere un modo critico di pensare. E’ possibile che Soros sia stato influenzato dalla sua esperienza di ebreo ungherese alle prese prima con il nazismo e poi con il comunismo: da bambino sfuggì ai rastrellamenti tedeschi grazie all’aiuto di una famiglia cristiana, che lo tenne fino alla fine della guerra. In seguito si spostò a Londra, e visse da fuori i decenni di potere sovietico sui paesi dell’est europeo.

 

Anche nel caso delle attività più politiche arriva molto dopo altri che hanno maggiore potenza di fuoco. I fratelli Charles e David Koch sono due miliardari americani – ottavo posto nella classifica di Forbes – impegnati sul fronte conservatore, come pure il magnate Sheldon Adelson, ventesimo posto in classifica. E’ interessante notare che questi miliardari sono schierati e concedono finanziamenti, ma non sono per forza su posizioni ortodosse: i fratelli Koch per esempio erano contro il candidato dei repubblicani George W. Bush, eletto nell 2000 e nel 2004, e si sono dichiarati pro-choice, quindi in disaccordo con le posizioni dei repubblicani in tema di aborto. Anche Soros, che nella pubblicistica di destra è sempre presentato prima di tutto come ebreo e sui siti paranazisti è definito “il burattinaio sionista”, è invece molto contrario alle politiche dello stato di Israele ed è accusato di finanziare organizzazioni antisioniste.

 

Soros è accusato dai suoi detrattori più estremi di essere il mandante occulto delle forze potenti che spingono a favore del “globalismo”, o anche di pagare le proteste (un po’ dappertutto), ma nelle sue attività in chiaro non ha successi decisivi: nel 2004 donò 24 milioni di dollari alla campagna di John Kerry, candidato democratico contro Bush, e si sa come andò a finire. Alle ultime elezioni ha tifato Hillary Clinton e di nuovo ha perso. Due giorni fa il Wall Street Journal ha rivelato che il fidatissimo genero di Donald Trump, Jared Kushner, è socio in affari di Soros (un’impresa di Kushner è decollata anche grazie a un prestito di 250 milioni di dollari dell’ungherese), ma non era ancora uscito allo scoperto.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)