Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Così il ragazzo senza partito sta diventando temibile

Paola Peduzzi

Macron sarà pure l’ennesima bolla liberale, ma è una bolla muscolare. Il fattore Hollande

Milano. Molti giornali inglesi a favore della Brexit sono certi: in Francia state – voi esperti, commentatori, sondaggisti – ripetendo gli stessi errori commessi al referendum britannico e all’elezione di Donald Trump, sottostimando Marine Le Pen, leader del Front national, e infatuandovi del vostro nuovo feticcio liberale, Emmanuel Macron, leader di En Marche!. A ogni sondaggio che rafforza la candidatura di Macron arriva puntuale qualche ironia dal mondo dei brexiteers che vede nella vittoria della Le Pen e nell’eventuale referendum sulla “Frexit” la conferma che l’Europa è un progetto defunto, da archiviare a suon di porte sbattute. E che i liberali sono illusi e perdenti. Immaginatevi ieri la reazione quando è stato pubblicato il primo sondaggio che dà Macron in testa al primo turno: l’analisi, realizzata da Harris Interactive, posiziona il leader di En Marche! al 26 per cento dei consensi, contro il 25 della leader frontista.

 

Si tratta di scarti minimi e volatili, ma quando l’avventura presidenziale di Macron è iniziata, alla fine dell’anno scorso dopo qualche tentennamento, pochi pensavano che il ragazzo-mai-stato-eletto-e-senza-un-partito sarebbe diventato temibile. Di certo non lo pensava il Partito socialista – cui Macron non faceva formalmente parte, ma era ministro di un’amministrazione socialista – che anzi ridacchiava alle spalle di Macron e considerava la sua potenziale minaccia pari a zero. Ora invece si mormora – lo faceva ieri il Parisien – della pazza idea di François Hollande, presidente francese, di candidarsi alle elezioni, dopo aver annunciato il proprio ritiro nel dicembre scorso. I socialisti viaggiano al 13 per cento nei sondaggi, il loro leader Benoît Hamon non è riuscito a riunire il partito (ci ha provato, ma non con troppo slancio, le sue resistenze ideologiche sono grandi) e nel giro di due giorni ha incassato due colpi duri: l’ex sindaco socialista di Parigi Bertrand Delanoë considera Hamon pericoloso e sta con Macron; ieri il Figaro ha recuperato l’appello dell’ala liberale del Ps che dice di votare Macron (il documento dovrebbe essere pubblicato oggi). Hollande pensa di poter risistemare gli equilibri e far fuori quel suo ex pupillo ambiziosissimo, ma non è detto che ce la faccia: l’operazione di Macron non è soltanto personale, come sarebbe quella di Hollande.

 

“Hold the center” dice Tony Blair: per combattere i populisti non scendete sul loro campo di battaglia, lì non c’è storia, si perde e basta. Restate al centro, fermi, aperti, riformatori, liberali. Blair parla a un pubblico che lo ascolta poco e per lo più lo detesta, così la sua idea viene spesso liquidata come l’ennesimo tentativo di riscatto di un leader politicamente sorpassato. Ma quell’idea, il centro muscolare, è la stessa di Macron, il quale ha scelto una delle vie più complicate per provare a concretizzarla. L’esperienza di Blair, che in parte in Francia è stata raccolta dall’ex premier Manuel Valls, si fonda sulla rivoluzione interna di un partito tradizionale, il Labour. La sua forza è stata questa: vi cambio da dentro, e la sinistra britannica risulterà infine tutta diversa. Macron ha pensato al contrario che il Ps fosse irriformabile e che le logiche di potere interne lo avrebbero azzoppato per molti anni a venire, e così ha tentato l’azzardo, fondando un nuovo movimento. La rinuncia a battersi nel campo socialista è parsa una debolezza, non soltanto ai suoi detrattori: le esperienze di questi movimentucoli egoriferiti sono spesso state brevi e di scarso successo. Ma poi tutt’attorno a Macron le cose sono cambiate, e la politica tradizionale è implosa: per debolezze personali e ideologiche, i partiti tradizionali sono rimasti ai margini. L’estremismo della Le Pen da una parte e il centro-calamita di Macron dall’altra: questa è la fotografia della Francia di oggi. Se si guarda il team del leader di en Marche!, se si leggono gli articoli che spiegano come sta scegliendo i candidati per le legislative si capisce che il suo elettorato sarà anche volatile, ma il suo progetto non lo è affatto. David Brooks, columnist del New York Times, chiedeva qualche giorno fa: dove andiamo a trovare quella leadership forte che serve per combattere l’oscurantismo populista come fecero gli eroi dell’illuminismo a loro tempo? La risposta è nelle parole che disse Macron al proprio matrimonio (contestatissimo) con Brigitte: “Non siamo come gli altri, non abbiamo avuto una storia normale. Però esistiamo”.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi