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Bruxelles sotto attacco e altre cose da sapere sulla guerra jihadista. Di cosa parlare stasera a cena

In esclusiva per noi Marco Alfieri seleziona e propone letture, spunti e idee per sapere quello che succede nel mondo.

22 Marzo 2016 alle 18:02

Bruxelles sotto attacco e altre cose da sapere sulla guerra jihadista. Di cosa parlare stasera a cena

Frase del giorno

 


Vengono in mente ora gli abitanti di #Molenbeek, la Raqqa d'Europa, che tiravano i pomodori ai poliziotti che avevano catturato Salah…”

 

Paolo Madron


 

 

Jihad quotidiana

 

Verso le otto di questa mattina si sono verificate due esplosioni nell’area dei check-in dell’aeroporto Zaventem di Bruxelles. Secondo la procura almeno una delle due è da attribuire a un attentato suicida. Alle 9.11 c’è stata un’altra esplosione nella metropolitana, alla stazione di Maelbeek, vicino alle sedi delle istituzioni europee. Il bilancio provvisorio parla di 34 morti, 14 nell’attentato dell’aeroporto e almeno venti in quello della metropolitana. Il gruppo Stato islamico ha rivendicato gli attentati (via Internazionale).

 

“E’ successo quel che temevamo…”, ha detto il premier belga Charles Michel. In fondo basta leggere qui per capire come mai i terroristi abbiano colpito esattamente la capitale dell’Europa.

 

La mappa interattiva degli attentati di questa mattina, un po’ di foto significative scattate in una città blindata, impaurita e svuotata e un video drammatico, girato pochi istanti dopo le esplosioni al terminal di Zaventem. Per capire, per non dimenticare…

 

La rete ovviamente si è scatenata, usando il simbolo di Bruxelles, la statua del “Manneken Pis”, per caricaturizzare la tragedia. Nel frattempo la polizia belga ha diffuso le foto di tre sospetti ripresi in un video. Riparte la caccia all’uomo.

 

Questo video del Nyt invece spiega qual è l’esplosivo più usato negli attentati dallo Stato islamico. Non è di nessuna consolazione, ma almeno lo sappiamo.

 

Cos’è oggi Bruxelles? “Oggi siamo di fronte alla constatazione che Bruxelles è una trincea dell’Europa in guerra, come lo è stata Parigi. E’ una guerra scatenata da gruppi jihadisti, che sono riconducibili ad Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo di Isis mandante della strage del Bataclan. C’è un piano per aggredire il nostro continente, di portare la guerra nelle nostre città, di uccidere i nostri cittadini...” Maurizio Molinari, direttore de La Stampa.

 

Cordoglio da parte dei leader politici di mezzo mondo e professioni di unità contro il terrore islamista. Ma l’unico finora a usare le parole giuste è il premier francese Valls: “Siamo in guerra…”. Punto.

 

E adesso? Scrive il Guardian che dietro gli attentati c’è una rete locale jihadista ben organizzata, non cani sciolti. Prima lo capiamo meglio è (articolo tradotto in italiano da Internazionale).

 

“Siamo ancora lontani dall’aver terminato il puzzle” jihadista in Europa, ha detto ieri Frederic Van Leeuew, il procuratore federale belga che gestisce l’inchiesta sugli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, durante la prima conferenza stampa con il suo collega di Parigi, François Molins, dopo l’arresto di Salah Abdeslam. In effetti…

 

Secondo il Daily Beast potremmo essere dentro una vera e propria guerriglia jihadista nel cuore delle nostre città mentre per l’Economist la strage di Bruxelles dimostra che Isis è ancora nella sua parabola ascendente (ahinoi).

 

Infine due conseguenze facili facili degli attentati. Si tornerà a discutere della chiusura delle frontiere e lo stralcio di Schengen e poi della sicurezza dei voli aerei, dopo che la security aeroportuale belga si è dimostrata un gruviera.

 

 

Mappa del giorno

 


Serve altro per capire che siamo in guerra con il terrorismo islamico…?

 


 

   

Mettetevi comodi

 

Europa unita? Macchè. Politico racconta nei dettagli perché la collaborazione tra polizia francese e belga arriverà presto al divorzio (purtroppo).

Belgistan. Il patto dietro all’islamizzazione di Bruxelles. Così il Belgio accettò il ricatto suicida dell’Arabia Saudita: greggio in cambio di islam. E il re Baldovino siglò la trasformazione del “laboratorio multiculti” nel nido del jihad.

Discesa agli inferi. Storie esemplari di radicalizzazione di teenagers. A Bruxelles, Europa, 2015 (dall’archivio del New Yorker).

Legione straniera. Un bel documento trovato da BuzzFeed racconta le storie di centinaia di foreign fighters dell’Isis.

Serpe in seno. Perché la politica estera di Washington è (stata) così dipendente dall’Arabia Saudita. Interessante analisi di Vox (specie di questi tempi).

 

 

Il mondo oltre Bruxelles

 

Sabbie arabe. Cos’ha esattamente ottenuto il presidente russo Putin con i suoi raid in Siria? Prova a spiegarlo il Nyt.

Cuba Libre. Un bilancio del viaggio cubano di Obama, tra vecchie ferite che si riaprono e nuovo corso. E poi il potenziale ruolo di Google sull’isola (caldeggiato dal presidente Usa).

Corsa alla Casa Bianca. Dice Quartz che dietro a Trump stiamo assistendo ad una crescita planetaria dell’autoritarismo in politica. Intanto oggi c’è una nuova tornata di primarie, tra Arizona, Idaho e Utah. Qui le cose da sapere, ordinate.

Grande Mela. Quando si parla di Apple, il vecchio torna a essere nuovo. La recensione dei nuovi prodotti di Cupertino secondo il Washington Post (articolo tradotto in italiano da Il Post).

Che tempo che fa. Tra climate change e stretta regolatoria il New Republic si chiede se sia davvero arrivato il fine corsa per il carbone. Interessante!

Segui i tassi. Un documento esclusivo della Reuters svela l’inosabile. La Banca centrale cinese che chiede un aiutino alla Fed, please…

Tutto si tiene. La Cina rallenta e, a sorpresa, le esportazioni italiane ne risentono. Quali i settori più colpiti nell’analisi de Lavoce.info.

Boston calling. L’ottima stagione dei Celtics ha un nome: Brad Stevens, giovane coach in ascesa. Arriva dal college e ha dato un'impronta vincente a una squadra senza stelle.

 

 

Accadde oggi

 


Quarant’anni fa oggi cominciavano in Tunisia le riprese di Star Wars…



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