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Euro contro dracma, le carceri tedesche e i Beach Boys. Di cosa parlare stasera a cena

In esclusiva per noi Marco Alfieri seleziona e propone letture, spunti e idee per sapere quello che succede nel mondo.

29 Giugno 2015 alle 18:56

Euro contro dracma, le carceri tedesche e i Beach Boys. Di cosa parlare stasera a cena

Frase del giorno

 


“Un governo che lancia all'ultimo minuto un referendum sperando in un sì per delle riforme impopolari senza assumersi la responsabilità, non è da applausi…”

 

Andrea Boda


 

 

Melodrachma

 

Comincia la settimana più lunga per la Grecia, appesa al referendum di sabato 5 luglio. Banche e uffici postali sono chiusi; scossi i mercati di tutto il mondo (ma non in panico come scrivono i media italiani). Angela Merkel, parlando in occasione del 70 anni della Cdu tedesca, ribadisce che “se fallisce l’euro fallisce l’Europa”. Non a caso i principali osservatori invitano a seguire le mosse della cancelliera, l’unica che può davvero sbrogliare la matassa e apparecchiare un compromesso mentre il presidente della Commissione Ue, Juncker, invita di prammatica i greci a votare sì al referendum per restare nell’euro (e in Europa). 

 

Cosa voteranno sabato i greci? Secondo un primo sondaggio (ma il quadro è fluido), il 47% degli interpellati sarebbe intenzionato a votare “sì” al piano di salvataggio offerto dai creditori internazionali, il 33% no. Più in generale il 67% vorrebbe comunque rimanere nell’eurozona. Qualche certezza fra molti dubbi, messa in fila da Marco Zatterin in queste ore concitate.

 

La Stampa sta facendo un buon lavoro nello spiegare questa interminabile tragedia greca: un utile docuweb sulla crisi, tappa dopo tappa a partire dal 2009; cinque cose da sapere sul referendum di sabato e il pressing Usa su Merkel e gli alleati europei per tenere Atene dentro la moneta unica (e non farla scivolare tra le braccia di Mosca).

 

La vera posta in palio del referendum è l’identità europea della Grecia, scrive Simon Nixon. Basta vedere il tifo pro Tsipras che stanno facendo i partiti anti establishment di ogni colore in tutto il continente. Per Giuliano Ferrara, invece, il referendum ha una sua logica: non vuoi modernizzare il paese, non intendi risolvere il problema della spesa pubblica e non vuoi onorare i tuoi debiti? Allora devi decidere: o l’euro o la dracma. 

 

Giunti sul ciglio del burrone, tutta una serie di “piani B” simulati da Bruxelles e le cancellerie europee negli scorsi mesi stanno rapidamente diventando potenziali “piani A”. Politico Europe prova a metterne in fila quattro. Interessante.

 

Nel frattempo il governo greco cerca di rassicurare i turisti che sono già in Grecia e che hanno programmato il loro viaggio (non sarà semplice); il nostro ministro dell’economia Padoan, conferma che il piano anti panico italiano è nelle mani (salde) di Mario Draghi. A proposito: il presidente della Bce in questo momento è paradossalmente il miglior “amico” dei greci perché deve difendere se stesso dal potenziale boomerang di aver detto, tre anni fa a Londra, che la moneta unica è un processo ”irreversibile”. Chi gioca duro contro la Grecia oggi sta giocando (anche) un partita politica contro Draghi, si sappia.

 

Infine una convinzione che suona beffarda: per la Cina l’eurozona ha tutte le capacità per risolvere il problema del debito greco…

 

 

Se ne parla oggi

 

Saremo alleati? Il Wsj racconta i contatti segreti (e la “wish list” iraniana) filtrati attraverso l’Oman che hanno accompagnato gli anni delle amministrazioni Obama, preparando il terreno ai negoziati sul nucleare giunti al momento della verità (per la cronaca: la deadline per trovare un accordo slitterà dal 30 giugno al 9 luglio). L’intesa con Teheran sembra sempre di più un modo per tamponare o ritardare problemi di fondo molto più grandi, scrive Mattia Ferraresi.

Sabbie arabe. Dal museo del Bardo alle spiagge di Sousse, perché la Tunisia è diventata una priorità nella strategia del terrore del Califfato. Nel frattempo l’intelligence Usa ha ragione di credere che il regime di Assad, messo alle corde dall’Isis, possa usare di nuovo armi chimiche su larga scala in Siria. 

Il secolo cinese. È nata ufficialmente la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB) a guida cinese, contraltare di fatto della Banca Mondiale. La partecipano 57 paesi e Pechino avrà sulle decisioni più importanti un potere di veto.

Gli ultimi giorni dell’Ilva. L’acciaieria di Taranto è prossima allo spegnimento totale dopo che la procura tarantina ha convalidato il sequestro senza facoltà d'uso dell'altoforno 2, lasciando l'impianto con una sola fornace attiva. Le conseguenze "greche" dello stop.

Luddismo tech. La polizia parigina ha arrestato i due capi di Uber France. Sotto accusa il servizio UberPop che aveva fatto infuriare i tassisti. Ormai è guerra aperta tra l'azienda californiana e il ministro Cazeneuve.

 

 

Mappa del giorno

 


In quali paesi del mondo le grandi aziende americane parcheggiano i loro profitti (per pagare meno tasse)

 


 

Argomenti di dibattito

 

Modello Germania. Un reporter di The Marshall Project, insieme ad una delegazione Usa, ha passato una settimana visitando e studiando il sistema carcerario tedesco. Ha scoperto due cose interessanti: la rigorosa selezione delle guardie carcerarie e la grande richiesta per lavorare in queste strutture modello. 

Ci salveranno le donne. Alla fine sarà un drappello di donne curde, di sinistra e femministe, a frenare l’avanzata di Isis in Siria, si chiede The Nation?

La banalità del male. A proposito. La violenza terroristica è politica, c’entra poco o nulla con povertà e istruzione secondo il prof Alan Krueger di Princeton (tendenza liberal...).

L’estate infinita. “Il sangue dei nostri luoghi.” L’Italia migliore narrata da Edoardo Nesi. “Se un personaggio smette di desiderare non mi interessa più…”

 

  

Cose da sapere

 

Nuova guerra fredda. I ribelli ucraini pro Mosca stanno bloccando l’inchiesta olandese sul volo Malaysian Airlines Amsterdam-Kuala Lumpur schiantatosi la scorsa estate sui cieli dell’est Ucraina per motivi ancora misteriosi. Non bastasse, Vox la tocca piano: prova a spiegare perché una guerra nucleare Usa-Russia potrebbe essere più vicina di quel che si pensi. Aiuto.

Nel continente nero. Dopo aver sorpassato in termini di fatturato Hollywood, l’industria cinematografica nigeriana, meglio conosciuta come “Nollywood”, ha messo nel mirino l’indiana Bollywood e punta a diventare la prima “movie industry” al mondo.

Il grande esodo. Trecentoquindici anni di tratta degli schiavi raccolti in una mappa interattiva di Slate sulla base del Trans-Atlantic slave trade database. Più di ventimila viaggi per trasportare circa dieci milioni di persone dall’Africa all’America. E, attenzione: solo una piccola percentuale fu condotta in Nordamerica; quasi la metà fu portata in Brasile (via Giorgio Fontana).

Rompicapo ecologico. Lo sapete che, molto probabilmente, stiamo facendo raccolta differenziata in modo sbagliato? Qualche consiglio per farlo in maniera più intelligente.

 

 

Ossessioni 

 

Tv dipendente. Ebbene sì, anche molti “grandi” sono stati attratti maniacalmente dal piccolo schermo. Per esempio lo scrittore David Foster Wallace, racconta Giulio D’Antona. 

La testa fra le nuvole. Scoprire un nuovo pianeta non è un gioco da ragazzi, tanto meno da adolescenti. Ma il 15enne Tom Wagg è riuscito a individuarne uno situato a oltre mille anni luce dalla nostra galassia, il WASP-142b.

California girls. I giorni migliori della vita di Brian Wilson dei Beach Boys, splendido 73enne, raccolti da Rolling Stones.

 

 

Mettetevi comodi

 

Il mio nome è Dabiq. Dall’uccisione degli ostaggi copti egiziani fino alla mattanza in Tunisia. Daniele Raineri racconta la storia della rivista islamica (in lingua inglese) che anticipa gli attentati più sanguinosi. 

Ikealand. Un lungo reportage di Adam Clark Estes dal paesino svedese dove è nata Ikea. Non c’è nient’altro che un’Ikea.

Gemelli diversi. Un meraviglioso longform di Dagbladet sul ritrovamento di due corpi vestiti in modo identico rinvenuti in Norvegia e nei Paesi Bassi. Chi erano? (via Rivista Studio)

Don Fabio. Un ottimo approfondimento firmato These Football Times che vuol essere un elogio di Fabio Capello (ormai sul viale del tramonto dopo il flop russo): un “grande” incompreso! 

 

 

C’era una volta (purtroppo c’è ancora)

 


Esattamente un anno fa lo Stato islamico dichiarava il Califfato e il suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi, si auto-proclamava “califfo”, o sostituto del Profeta, riportando in auge un’istituzione fondata nel 633 DC  

 


 

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