Il rischio latente, dopo l'attentato di Modena

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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18 MAY 26
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Nessuno censura le parole aggressive e contrarie alla civiltà cristiana scritte tempo fa dall’attentatore di Modena. Il pericolo di altri attentati è chiaramente percepito e condiviso. È la paura a guidare commenti e reazioni politiche e a portare quel grado di irrazionalità, sottovalutazione, diversione, che tutti percepiamo nelle prime, affrettate, valutazioni. Riflettendo più a freddo ci si dovrebbe concentrare sul pericolo costituito da persone che assumono l’odio sociale, rielaborato attraverso la diversità religiosa, come una specie di mandato a colpire. Non si tratta di terrorismo organizzato, certo, e neanche di pura e semplice follia. Ma non c’è molta razionalità nell’insistenza a individuare di cosa “non” si tratta. È un meccanismo, questo della spunta da mettere su ciò che deve essere escluso, che serve a liberarci di qualche fantasma, di qualche paura, ma non ci dice nulla sui pericoli futuri. Né si può immaginare di psicanalizzare tutti i residenti per dare poi certificati di affidabilità. Circolano, con ogni evidenza e in vari ambienti, idee e progetti contrari alla vita sociale di tipo occidentale. Il mito palestinese ne viene assunto a ispirazione generale, riassumendo tutte le forme di contrapposizione ai sistemi democratici e liberali, con l’aggiunta sinistra (ma di grande successo) dell’antisemitismo. Il modello operativo (l’auto contro i passanti, i coltelli) li offre il terrorismo internazionale, con la sua organizzazione e la sua storia. L’imitazione è semplice, la comprensione specifica del rischio è tremendamente difficile. Le autorità politiche e di polizia hanno il dovere della prudenza e la necessità di non dare soddisfazione a chi cerca atti esemplari. 
Qui il Tweet di Matteo Salvini in cui si faceva riferimento alle parole da non censurare, segnalando certamente un problema, ma, si direbbe, sbagliando un po’ mira.
E questa è l'analisi più ampia del ministro Matteo Piantedosi

 Le tre "cose" principali

Fatto #1
Aria di nuovi attacchi e, insieme, aria di trattativa riavviata. Circolano informazioni a favore di entrambi gli sviluppi. Perché Usa e Israele stanno mobilitando navi e aerei esattamente come avevano fatto prima della serie di bombardamenti contro l’Iran, ma si parla anche di nuovo dialogo su alcuni punti di accordo. La giornata è cominciata con una ripresa della minaccia militare.
E poi c’è stata una virata verso la ripresa delle trattative. Per l’Iran, tra effetti del blocco e danno causati dalla pressione militare, la trattativa è necessaria, ma si è ridotto drammaticamente il tempo per rinviare e giocare tra dichiarazioni e smentite. Tra le offerte ci sarebbe quella di una piena rinuncia alle minacce contro le navi commerciali nello stretto di Hormuz. In generale ci sono punti ben più concreti in questa trattativa informale che in quella molto pubblicizzata e mediata dal Pakistan.
Mentre l’Iran fai una mossa propagandistica creando una presunta autorità con potere sulla navigazione nel golfo persico e ne diffonde anche l’account social nuovo di zecca.
Dai repubblicani non strettamente trumpiani (e da altre parti della società americana) viene la richiesta di riprendere gli attacchi per fermare il recupero di posizioni da parte dell’Iran e per approfittare del momento di debolezza estrema del regime.
Fatto #2
Volodymyr Zelensky pubblica i risultati degli attacchi in territorio russo verso infrastrutture energetiche. In termini di riduzione della capacità operativa gli impianti russi sono stati messi in condizione di funzionare molto sotto alla soglia dell’efficienza e problemi di approvvigionamento potrebbero presto manifestarsi. Non è facile dall’Italia immaginare gli effetti di questi attacchi sull’opinione pubblica russa e sulla tenuta del potere putiniano, ma potremmo esserne tutti presto sorpresi
Fatto #3
L’Italia non riceve proprio un rifiuto alla richiesta di spendere un po’ di più di fondi pubblici per tenere a bada i prezzi energetici. Anche altri paesi europei potrebbero avere bisogno di un intervento del genere, ma in Italia la questione è più pressante per l’inefficienza generale del modo in cui si produce energia, con zero nucleare, rinnovabili sussidiate e non integrate nel sistema distributivo, dipendenza micidiale dal gas

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