Foto di Fabio Frustaci, via Ansa 

DI COSA PARLARE STASERA A CENA

Giorgia Meloni alle prese con il groviglio pensioni

Giuseppe De Filippi

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Se ci fosse il governo in carica sarebbe il momento Liz Truss, in ambito previdenziale e non fiscale, ma sempre una trussata. Per fortuna il governo non c’è ancora e la proposta è solo “attribuita”, come dicono prudentemente le note politiche, a Giorgia Meloni. L’idea si chiama “opzione uomo” e consiste in un pensionamento molto anticipato, raggiungibile già a 58 anni, ma con 30 per cento di riduzione rispetto alla pensione spettante con calcolo contributivo. La proposta (che per fortuna non è ancora neanche proprio una proposta) ha il difetto di pensionare troppo presto molte persone. Ci farebbe andare in cima alle statistiche europee dell’età pensionabile e ci esporrebbe a qualche stoccata dai mercati, da sempre osservatori della previdenza italiana come approssimazione delle condizioni generali di sostenibilità del bilancio statale.

 

Si può obiettare che c’è la riduzione dell’importo e perciò l’equilibrio è mantenuto. Non è proprio così, però. L’età media di quiescenza conta molto di più del totale degli esborsi per l’equilibrio previdenziale. E gli effetti dannosi sul mercato del lavoro ci sarebbero tutti, oltre alla creazione di aspettative tra gli altri lavoratori vicini a queste età pensionabili abbassate. L’altra questione è che si creerebbero, per legge, coorti di futuri poveri. Con il taglio del 30 per cento e il calcolo contributivo è una grande imprudenza uscire dall’attività a 58 o a 59 anni. Tra una ventina d’anni comincerebbero a crearsi situazioni difficili da sopportare.

 

Sulla proposta c’è lo sguardo positivo di Pasquale Tridico, presidente Inps (già 5 stelle e interessato, a quanto pare, a capire la nuova ondata politica), e c’è la bocciatura di Maurizio Landini, segretario della Cgil. E avanza anche un’altra proposta, forse più strutturata, quella di quota 41, intesa come anzianità contributiva, cui associare una soglia di età. Per ora è un’intenzione, ma potrebbe essere uno strumento per gestire l’uscita dalle rigidità della legge Fornero. Che poi tutto questo sia sostenibile per l’Inps è cosa da vedere.

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1

Il tetto dinamico al prezzo del gas (non è la proposta italiana). Intanto il famigerato (ma non esagerate) Ttf fa il suo mestiere e oggi il prezzo del gas è sceso a 130 euro a megawattora. Non criticatela troppo la piattaforma commerciale olandese, perché se non ci fosse sarebbe anche peggio

Fatto #2

La maggioranza vive tra colpi di teatro. Prima la lettera rubata e ora il colloquio riparatore. La piccola liturgia prevedeva l’arrivo di Silvio Berlusconi in automobile a via della Scrofa e l’accoglienza sull’uscio da parte di Giorgia Meloni. Si sono parlati direttamente, senza altri presenti. Ignazio La Russa ha gestito la mediazione. Il Foglio segue e aggiorna, così a cena sapete tutto. E c'è la competizione tra opposizioni

Fatto #3

Il ministero degli esteri raccomanda fortemente ai cittadini italiani di lasciare l’Ucraina

 

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