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La grande occasione del governo su fisco e pensioni
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
di
25 OCT 21
Ultimo aggiornamento: 04:30 PM

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse
Anche rispetto alle richieste dei partiti. In molti hanno notato, aldilà delle smentite di rito, che la Lega, già alfiere di quota 100, quando si tratta di evitare modifiche in senso rigorista alle regole di accesso alla pensione, lancia minacce molto spuntate verso il resto della maggioranza. Il Matteo Salvini di qualche anno fa non avrebbe neppure consentito di avviare la discussione, almeno con suoi ministri al governo. Ora fa un po’ di facce brutte, manda avanti un redivivo Claudio Durigon, ma non colpisce davvero. Per il governo c’è la possibilità di cogliere un momento quasi fatato, superando anche il regime delle quote (che sia 100, 102 o 104 a noi non piace comunque, ha detto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi) per tornare a una, per quanto dura, normalità, ovvero a regole stabili e valide per tutti.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Perché poi un bel po’ da fare c’è anche per il futuro di Mps, anche se le ultime indicazioni sembrano spingere verso soluzioni alternative a Unicredit, ovviamente, ma senza correre. La stessa posizione delle autorità europee ha fatto capire che non ci saranno ultimatum su temi tosti, come la ricapitalizzazione o l’indicazione di un socio forte.
Fatto #2
Tenta una retromarcia tattica il portavoce del presidente polacco Mateusz Morawiecki. L’intervista al Financial Times in cui evocava scenari una risposta bellica di fronte al blocco dei fondi Ue alla Polonia è sembrata davvero troppo. Il portavoce parla di un’iperbole, per dire che le parole del suo presidente rappresentavano un’esagerazione fuori misura utile a farsi capire. La commissione non sembra troppo intenerita dalla smentita. E ora, pur in un tentativo di recuperare almeno il minimo dialogo, la situazione si fa molto difficile. Utile è il ruolo di mediatore, con toni corretti e antiretorici, di Donald Tusk, il politico polacco esponente dell’ala europeista (e già capo della politica estera della commissione europea).
Fatto #3