Se scavalca Giorgetti, Salvini resta al governo senza paracadute

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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8 OCT 21
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Matteo Salvini ha deciso di prendersi i piani poteri, almeno nella Lega, e ha svuotato di ruolo il suo capo delegazione al governo, Giancarlo Giorgetti, andando direttamente da Mario Draghi a negoziare il sostegno della Lega al governo non nelle linee politiche generali ma scendendo fino a specifici particolari. È chiaramente una scelta dettata da debolezza, una mossa per riprendere la scena e offuscare i guai elettorali, e anche uno stratagemma per uscire dalla posizione rigidamente contraria a qualsiasi forma di intervento sul catasto, anche se limitata a migliorare la conoscenza del patrimonio immobiliare da parte del fisco. Ma, insomma, il punto è politico. Perché Salvini vuole banalmente far vedere chi comanda, ma con questa rinnovata protervia si mette anche un po’ in difficoltà. La figura del capo delegazione è un’invenzione recentissima, non ha nulla di formale, ovviamente, ma aiuta a sistemare i pesi e i contrappesi politici quando si partecipa a un governo con una base parlamentare molto ampia e composita. È una figura che ha senso in tutti i governi di coalizione, per fare da ingranaggio, o da fusibile, in modo che i capi partito non siano direttamente esposti al logoramento dell’attività di governo. Privarsene significa, certo, avere la scena tutta per sé, ma anche andare in quella scena senza rete e senza protezione. Se Salvini avesse mostrato, ora o nel passato, attitudine alla dura e paziente attività del governare si potrebbe anche capire la sua mossa. Ma, tra tanti, forse il capo partito che più aveva bisogno del capo delegazione era proprio lui. Non lo ha, di fatto, più. Ha i pieni poteri, nella Lega, ma, come l’altra volta, ha anche i pieni rischi.

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