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Le scelte di Draghi e i numeri della pandemia
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
di
12 FEB 21

Le tre "cose" principali
Fatto #1
La lista dei ministri è attesa tra stasera e, più probabilmente, domani. Certa la ricerca di un punto di equilibrio tra ministri di provenienza partitica e ministri scelti da Draghi tra tecnici di sua fiducia. Giusto notare come un governo di questo genere non si sia mai visto in Italia e che non regge pienamente neppure il paragone col governo Ciampi. Perciò preparatevi ad accoglierlo con la dovuta attenzione e curiosità.
Fatto #2
E se ci sono due persone da mandare via (lavorativamente parlando) ce ne sono quasi un milione da integrare. Ma sempre, per la pur grandissima maggioranza, non sarà una passeggiata
Fatto #3
Se non è molto importante quello che fa personalmente Alessandro Di Battista (comunque già passato alla fase “se il governo Draghi dovesse fare delle cose buone io lo sosterrò”), vale la pena di buttare un occhio ai grillini che non voteranno la fiducia a Draghi. Per due mezze ragioni. La prima è che comunque andranno a presidiare, con tutti i loro limiti, uno spazio politico al quale il movimento 5 stelle, diciamo così, ufficiale, dovrà per forza rinunciare. E mentre i transfughi si troveranno tra Elio Lannutti e Gianluigi Paragone ad annaspare in troppi tra battaglie politiche anti-tutto e anche vecchiotte, perché in Italia è sempre esistita, molto minoritaria, una specie di destra qualunquista e complottista, il restante movimento 5 stelle avrà finalmente un nemico populista e potrà crescere anche attraverso il desiderio di distinguersi e indirizzarsi verso quella via, un po’ laterale ma concreta, che porta all’europeismo e alla politica moderna attraverso l’ambientalismo. L’altra mezza ragione è numerica, perché venendo a mancare un po’ di voti potrebbe succedere sia che si rinsaldi il nocciolo duro tra Pd, 5 stelle e Leu, per sostenere gli impegni comuni, sia che si crei uno squilibrio a favore del centrodestra (con occasionale aiutino meloniano) nelle votazioni parlamentari che faranno da controcanto alla voce principale, quella del governo.