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Sarà febbraio l'ultimo mese di pesanti restrizioni?

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Arrivano i vaccini e il cammino verso la ripresa della normalità è solo leggermente rallentato. Il ritardo nella tabella di marcia è davvero minimo se consideriamo la complessità della situazione e la sfida tecnologica e medica con cui l’umanità, la comunità scientifica mondiale, si è dovuta confrontare. In questi giorni, come è normale, ci si concentra più sulle paure e sui rischi di insuccesso che sulle prospettive e le probabilità di successo. Ma staccatevi un momento dallo sguardo imposto dall’attualità di giornata e vedrete come si sia ormai pronti a venir fuori da questa terribile congiuntura, fatta di crisi sanitaria e di disastro economico. Qui si è scritto più volte che il mese più duro sarebbe stato proprio febbraio, e proprio perché sarebbe stato l’ultimo con pesanti restrizioni. Il cambiamento di colore, in miglioramento quasi per tutti, di molte regioni italiane segna un passaggio. Non sarà ancora tutto normale ma molte attività possono riprendere. E in Europa, dove prevalentemente le cose vanno ancora leggermente peggio che in Italia, si tratta di aspettare ancora qualche settimana. Da marzo la Germania dovrebbe allentare e così altri paesi del nord. I sacrifici stanno dando risultati e la giusta preoccupazione per le varianti è gestita con misure preventive, come il blocco dei voli da alcuni paesi. Misure concordate a livello mondiale potrebbe indurre, se il fermo agli spostamenti dovesse risultare troppo gravoso nel medio periodo, a rafforzare la vaccinazione proprio nelle zone dei possibili focolai delle varianti più pericolose, si parla di Brasile e Sudafrica. Il rapporto settimanale Iss dà il quadro della situazione.

 

Le tre "cose" principali

 

Fatto #1

Nel pomeriggio di oggi è arrivata l’approvazione del vaccino di AstraZeneca da parte dell’Ema, per tutti i maggiorenni. La decisione è quindi più ampia di quella presa dalle autorità tedesche, dalle quali è venuto un divieto all’uso per le persone con più di 65 anni (non per ragioni di sicurezza, ma di efficacia). Si parte, quindi, anche se forse con quantità minori del previsto. È notissimo ormai il contenzioso aperto tra l’Unione europea e l’azienda anglo-svedese. La presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha diffuso il contratto, lasciando al minimo le parti riservate. Ma c’è anche Novavax , oltre a Johnson & Johnson, entrambi prossimi alla richiesta di autorizzazione, con probabile inizio dell’uso intorno a giugno, quindi nel pieno delle fase più impegnativa della vaccinazione con cui si dovrebbe raggiungere una grande quota dei residenti in Italia. Roberto Burioni consiglia di valutare con cura il grado di efficacia di questi vaccini in arrivo e segnala il pericolo in arrivo dalla variante sudafricana del coronavirus.

 

Fatto #2

Il minimo indispensabile (ma anche il massimo possibile nelle condizioni attuali dei poteri pubblici) per evitare problemi grossi a breve: un consiglio dei ministri lampo ha approvato una nuova dilazione, di un mese, per l’invio delle cartelle esattoriali. Mentre il ministro Roberto Gualtieri indica da settimane ormai anche l’opportunità di ulteriori interventi, non semplici rinvii ma riduzione definitive per alcuni importi e ridefinizione delle scadenze. Ovviamente si tratterebbe di novità possibili solo all’interno di una riforma del fisco, o almeno dell’avvio di essa, ad esempio attraverso una legge delega. Chiarissimo che tutto ciò sarebbe possibile solo avendo un governo con piena legittimità. Ma il fisco, tra i vari settori in cui le riforme stentano, forse è uno dei pochi campi in cui Pd, 5 stelle, Leu e, chissà, Iv, o, ancora chissà, i costruttori/europeisti, potrebbero trovarsi d’accordo senza troppe frizioni. Stranamente non è luogo di scontri ideologici laceranti per la maggioranza, e nella stramba ideologia grillesca c’è quel fondo di anti-statalismo alla buona, sostanzialmente fatto di avversione alle tasse, che rende i 5 stelle disponibili a soluzioni nuove per una riforma tributaria senza che scattino veti tanto assoluti quanto incomprensibili, come quello sul Mes, o su certe opere pubbliche,  o come l’ossessione anti-prescrizione. E anche nel Pd c’è interesse e disponibilità a intervenire sul fisco, lo dice anche il responsabile economico, Emanuele Felice, certamente non un tifoso del neoliberismo. In più c’è che a guidare l’agenzia delle entrate, e a fornire quindi al governo tutta la competenza tecnica possibile per la riforma, c’è un direttore di vaglia come Ernesto Maria Ruffini, dal quale più volte è venuto l’invito al governo perché si metta mano a un ridisegno di tutta la materia fiscale. Gualtieri ne sembra convinto e sa che, politicamente, questa sarebbe una carta di grande rilievo.

  

Fatto #3

Sì, intanto vanno avanti le consultazioni e sono interessanti solo quelle che potremmo chiamare le seconde scelte di ciascuno. E finalmente le cose un po’ si rischiarano, almeno per la nostra capacità di comprensione. Perché il centrodestra al Quirinale in versione extralarge ma unito, unitissimo, si affida a 3 minuti di sintesi salviniana per dire la prima cosa, quella che non conta, ovvero che tutto lo schieramento chiede compattamente le elezioni per arrivare poi ad avere un governo sostenuto da una maggioranza altrettanto coesa e compatta. La seconda cosa, quella che conta, è che il centrodestra afferma di valutare con il massimo rispetto ogni decisione che spetta costituzionalmente al capo dello stato. Poi i 5 stelle dicono tante prime cose, ma quella importante è la seconda, ovvero che non porranno veti a Iv, a precise condizioni. Ci aiuta Claudio Cerasa.

Intanto, dopo le parole di Crimi, strepitano i 5 stelle rimasti a qualche giro fa, a quando odiavano Renzi. Il più urlante è Alessandro Di Battista, sembra però che lo seguiranno in pochi e che per lui si apra un futuro palesemente alla Gianluigi Paragone.

   

Oggi in pillole

 

E poi c’è Matteo Renzi, con il suo errore saudita, che regala un gol a porta vuota perfino per Luigi Di Maio.

 

La Sec vuole impedire le restrizioni al trading su titoli in grande movimento come Gamestop, è come se dicesse: lasciateli fare, si facciano pure male da soli. Preoccupata, invece, tra i tanti, anche la senatrice Elizabeth Warren, che sta premendo sull’amministrazione Biden perché eviti contraccolpi da investimenti irrazionali.

 

Denis Verdini agli arresti domiciliari.

 

Luca Palamara si spiega.

 

Votate votate votate, e forza cozza carsica!

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