La corona-crisi secondo Fukuyama e le urla dai terrazzi

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Oggi torniamo a dare uno sguardo ai numeri dell'epidemia.

 

Cosa intende fare e cosa suggerisce il Fmi per uscire da questo guaio.

 

Come dice Draghi, e come dice l'Ocse, e come abbiamo visto anche il Fmi: meglio non smontare la forza lavoro nelle aziende, ci vuole un attimo ma poi servono 10 anni a ricostruirla.

 

 

Il super isolamento sardo, più del lockdown poteva esserci solo lo stop ai traghetti.

 

 

Effettivamente la copia privata suona come qualcosa di completamente superato, e farne la base per imposizione fiscale suona, si potrebbe dire, beffardo. Sì, lasciamo beffardo, e specialmente in questi giorni in cui siamo tutti appesi ai collegamenti online.

 

 

Il derby tra speranza e paura in Italia (o almeno, nell'Italia dei social).

 

 

I pieni potere alla ungherese, forse serve una riflessione e anche qualche decisione in UE sulle condizioni per la permanenza nell'unione di un paese che ha abolito lo stato di diritto. Ovviamente l'autore dell'operazione è il miglior amico di Salvini&Meloni, con quest'ultima si è anche recentemente intrattenuto in colloqui amichevoli. E non dite che le decisioni sono apparentemente simili a quelle prese in Italia e in altri paesi europei. Nel caso ungherese c'è un'evidente sproporzione dei poteri attribuiti al governo, senza un limite di tempo, senza un controllo parlamentare (da noi il parlamento è aperto e voterà presto il decreto cura Italia).

 

  

E per restare in tema leggiamo (e parliamone nelle cene su Zoom o su skype) il buon Francis Fukuyama, sempre citato a sproposito, che si cimenta sul tema della efficienza comparata nella gestione della corona-crisi tra democrazie (stato di diritto) e regimi più o meno autoritari (con compressione dello stato di diritto). Be' le tesi sono interessanti, perché non c'è, secondo Fukuyama, un certo e netto discrimine nella capacità di gestire una crisi di questo genere. L'elemento che conta davvero, si legge, è la fiducia, nelle istituzioni, nelle agenzie tecniche, nei leader di governo. Fukuyama va dritto su Trump per dire che è proprio la mancanza di fiducia coltivata dal presidente USA presso il suo elettorato (con le teorie cospirative, le insinuazioni contro il deep state, il discredito delle autorità anche se di nomina presidenziale) a legargli ora le mani e a trasformare probabilmente la pandemia nella sua totale débacle politica. Leggetelo anche un paio di volte per cercare tracce utili alla scena italiana.

 

 

Anche l'Expo di Dubai slitta di un anno, e nel 2021 saremo indaffaratissimi.

 

Le tende a Central Park.

 

 

E le leggi di guerra già anticipate dai destinatari (quindi, Trump non faccia il fenomeno, il generale in capo, ché lì stanno già lavorando).

 

  

Il film d'autore italiano post-pandemia. Non solo fa ridere Laura Tonini con i suoi plot esemplari per il film in questione, i commenti sono all'altezza (per patiti di Twitter).

 

 

A supporto delle versioni urlate dal terrazzo, per ritrovare l'intonazione (e grazie a Paolo Conte).