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Il Di Maio renziano e il voto su Ursula Von der Leyen

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

16 Luglio 2019 alle 19:16

Il Di Maio renziano e il voto su  Ursula Von der Leyen

foto LaPresse

È l'uomo dell'Impeachment a Mattarella il giorno prima di andare da Mattarella a giurare per fare il governo. Si è già scritto qui, in questi appunti per prepararsi alle chiacchiere da aperitivo, che Di Maio non controlla il significato esatto di ciò che dice. Ha un problema con la scelta delle parole, che sembrano un po' buttate a caso. O meglio, sembrano pescate alla rinfusa in grandi contenitori divisi rozzamente: quello della positività e quello della negatività. Spariscono le sfumature, i ragionamenti, la comprensione di fatti appena complessi. E quindi, pescando nell'ambito semantico negativo, Di Maio ha trovato "decotta" per definire Atlantia, forse ricordo di qualche vecchia lettura di seconda o terza mano da articoli o saggi degli anni 70/80 quando si usava spesso il termine  "decotta" per definire le aziende private da sbolognare allo stato o quelle pubbliche incapaci di funzionare (le "aziende pubbliche decotte" erano diventate un luogo comune del giornalismo). E se è poverissimo nella semantica lo è anche nella costruzione di immagini, paragoni, metafore. Così va a finire che, in queste dichiarazioni di pochi giorni fa (che ora stridono terribilmente con la scelta, peraltro corretta, di dare spazio a un investimento di Atlantia in Alitalia), la rozzezza totale del paragone scelto gli fa mettere sullo stesso piano una tragedia costata molte vite e tuttora sottoposta all'esame attento della magistratura con i possibili problemi futuri nella gestione del trasporto aereo. Il risultato è una frase finale che lui stesso, apparentemente, si vergogna di pronunciare. ma è solo un attimo di consapevolezza, un'incursione infinitesima in uno spazio in cui le parole e i paragoni significano qualcosa.

 

Sì, oggi è la giornata del Di Maio renziano.

 

Ma attenzione perché l'orrenda accusa (il renzismo tra i 5 stelle era l'incarnazione del male), seppure indirettamente, arriva anche alla sindaca Appendino. Nel giorno successivo alla sua iniziativa contro il vicesindaco Montanari avevamo previsto l'insurrezione dei 5 stelle torinesi fedeli alla linea dei gruppi politici e sociali preesistenti al grillismo e che, palesemente, fecero del  movimento 5 stelle uno strumento per affermarsi dopo decenni di sconfitte e di marginalizzazioni. Quindi tutto il mondo No-Tav e, come dice la stessa vicepresidente del consiglio comunale torinese ora in rivolta contro Appendino, il mondo "culturalmente legato all'equità sociale, al rispetto delle migrazioni, alle forme laboratoriali sociali, alla cultura del bel vivere con sobrietà". Tutte cose condivisibili, ovviamente, ma spesso declinate in forma di rifiuto verso tutto ciò che sembra mettere il mondo in movimento. Ma non è questo il punto. La parte finale contiene la nemesi. Quando la consigliera comunale Ferrero dice ad Appendino che, attaccando Montanari, attacca la parte migliore di Torino e cioè quella "della sinistra buona, non renziana e neoliberista". Allora noi proviamo ad applicare strumenti logico-linguistici di base e deduciamo che l'accusa alla sindaca di attaccare i non-renziani e non-neoliberisti ne fa una renziana neoliberista. E tutto questo è meraviglioso.

  

Ma poi i 5 stelle sono come la pasta: dipendono dal sugo che ci si mette sopra. In passato, è vero, hanno preso voti facendo leva non solo sui classici argomenti del populismo e del qualunquismo ma aggiungendo ad essi una speciale carica di odio per il Pd e acquisendo così il ruolo di nemici diretti del Pd e, all'epoca, dei governi in carica. In questo modo hanno capitalizzato al massimo l'abituale malcontento antigovernativo dell'elettorato italiano (atteggiamento che, da una trentina d'anni a questa parte, prescinde da quale sia il governo e da cosa abbia fatto). Di quel posizionamento efficace in termini elettorali sono però riamasti prigionieri. Li ha portati al governo con i loro corrispondenti del populismo nazionalista anti-Pd, cioè della Lega ma poi li ha consegnati all'inutilità proprio nel momento in cui il Pd cominciava a indebolirsi, come se avessero esaurito il loro ruolo, mentre la Lega all'odio per Renzi poteva unire altri bersagli retorici e politici con cui raccogliere consensi. I 5 stelle hanno provato con i "poteri forti" o i "giornaloni" o "le banche", ma è roba che non smuove più di tanto. E ora cominciano forse anche a chiedersi che diavolo avessero tanto contro il Pd e cominciano, pur nella mefitica mancanza di dibattito al loro interno, a sentire che quella fissazione contro Renzi e i successori non ha più ragione di essere. Chissà cosa potrebbe succedere. Ma non succederanno cose banali, altrimenti la previsione sarebbe troppo facile, insomma, non cominciate a guardare al solito Franceschini per rintracciare la nascita di nuove maggioranze.

  

E poi il loro prof. avv., fosse per lui, sarebbe sempre a favore di tutti.

 

Von der Leyen riconquista la sua maggioranza.

 

E il voto arriva facendo a meno delle gentili disponibilità degli anti-europeisti, ma forse rendendo un po' più complicato per l'Italia conquistare quel famoso incarico di prima fila tra i commissari europei.

  

Ancora successi invece per gli italiani a Bruxelles purché non siano gialloverdi ovviamente.

 

Ma poi, a complicare i calcoli di chi pensa che ci siano forme di determinismo economico dietro agli stravolgimenti elettorali degli ultimi anni ecco dati sorprendenti e che smontano tutte le spiegazioni normalmente offerte. Intesa San Paolo, nel consueto studio annuale sulla situazione patrimoniale e la propensione al risparmio delle famiglie italiane, scopre che il ceto medio sta aumentando numericamente. Sentiamo sempre dire il contrario e quindi forse bisognerebbe mettere mano e testa ad analisi diverse, magari per dire, ad esempio, che le politiche di controllo dei conti pubblici, la cosiddetta austerità, non hanno fatto danni, anzi: dal 2013 le capacità di risparmio sono costantemente cresciute fino ai livelli molto soddisfacenti del 2019, con una distribuzione della ricchezza sempre migliore.

  

Salvini dice che il missile era per lui.

  

Il thread di Simon Rosenberg merita di essere letto, e lo merita di più se messo in relazione alla violenta politica anti-immigrati di Trump. Ma tenetelo a mente anche in vista delle prossime elezioni presidenziali, perché ci sono diverse affermazioni, sufficientemente provate, che potrebbero impedire non solo la seconda vittoria del presidente in carica ma anche la sua candidatura.

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