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La lettera dell'Ue al governo e il referendum su Di Maio

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

29 Maggio 2019 alle 18:47

La lettera dell'Ue al governo e il referendum su Di Maio

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Ne abbiamo viste varie, da quella della Bce alle successive coi richiami della Commissione europea (e i più grandi ricordano quelle del Fondo monetario negli anni '70 con cui si vincolavano i prestiti all'Italia o quelle della Bundesbank per questioni simili), ma alla fine ogni lettera che arriva è sempre un brivido. Questa volta siamo su un canovaccio già sperimentato, la lettera from Brussels chiede al nostro governo di dare rapidamente una raddrizzata al deficit per evitare che a fine anno si accumuli altro debito in quantità ritenuta non accettabile. Già si sa che il ministero dell'Economia risponderà in un certo modo (ma non à la Salvini) e che però quel certo modo, pur se espresso educatamente, non sarà considerato sufficiente. E si entrerà nel cammino che porta alla procedura di infrazione.

 

 

Ma il punto vero è la strategia di Salvini. Non si capisce più se ne abbia una, se è vero che a voto ormai sigillato ha ripreso, aumentandole, tutte le pazzie della campagna elettorale, portando a 50 miliardi la nuova spesa immaginata. Un delirio totale. E, così ci prendiamo il premio per averlo detto per primi, anche la fine della sua carriera politica. Vedrete, e intanto parlatene a cena, anche se ora tenta di spostare l'attenzione nuovamente sul suo rapporto con l'alleato di governo, e quindi chiede pubblicamente se i 5 stelle intendano governare o fare le barricate, cioè bloccare tutto. E' un modo per trovarsi una via d'uscita, per tenersi pronta comunque la possibilità di una rottura della maggioranza, nella speranza di andare presto al voto ma facendo in modo che la manovra per il 2019 non si possa concludere e lasciando quindi il bilancio in stato di esercizio provvisorio almeno per i primi due mesi del 2020.

  

Domani si vota per confermare. Wow, divertente. La democrazia diretta è una meraviglia, serve a rendere del tutto insensata qualsiasi votazione, a forza di semplificazioni e di cattiva volontà (di chi la dirige). Si arriva a espressioni nonsense come questo voto "per confermare", proposto in assenza di un voto, non so, per revocare, per caducare (come direbbe il prof. avv.), per bocciare. E poi senza alternativa, intesa come candidatura diversa da quella di Di Maio, l'insensatezza diventa anche maggiore. Un movimento immobile, come sono i 5 stelle, dove non si muove una paglia che Casaleggio non voglia, non ha gli strumenti né la capacità per affrontare un cambio di leadership. Ci sarebbero solo, ma siamo nel campo dell'impossibile, le dimissioni di Di Maio per scelta autonoma. Manco se lo vediamo ci crediamo. Solidarietà ai colleghi che devono fare le cronache politiche di tutto ciò.

 

 

I problemi veri, le barche abbandonate senza aiuto nel Mediterraneo, e la richiesta, che ormai suona retorica, alla Marina italiana perché intervenga per salvare vite in pericolo. Poi arriverà Salvini a fare il suo show.

 

  

Se non vi è bastata la scorpacciata delle Europee e dei voti nazionali poco precedenti, come quello della Slovacchia, ecco che arrivano a giorni le elezioni danesi. E ci si divide sulla revisione dello storico modello di welfare. 

 

 

Il rapporto Mueller comincia ora a produrre i suoi effetti politici e forse torna a produrne anche di giudiziari, tutto dipende da come verranno recepiti i particolari più approfonditi sull'indagine ora in corso di pubblicazione.

 

Il punto centrale lo coglie Christian Rocca e ci aiuta anche a mostrare la risposta di Trump.

 

 

Se tutto ciò diventasse prassi nelle nostre procure i tribunali sarebbero intasati perfino più di adesso.

 

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