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Il Tria day e il caso tangenti nella Lega

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

16 Maggio 2019 alle 17:50

Il Tria day e il caso tangenti nella Lega

Giovanni Tria (foto LaPresse)

Attenzione, è il Tria day, e vediamo perché, tra le liti parossistiche dei due vicepremier, svettano la calma olimpica e la decisione ferma del ministro. Entrando all'Eurogruppo ha sistemato per sempre la strategia salviniana, dicendo che la Commissione Ue dopo le europee non cambierà orientamento (e quindi tanti saluti al sovranismo come progetto politico) e ha confermato che i numeri sono quelli del Def, compresi gli aumenti dell'Iva (altro ceffone a entrambi i vicepremier).

 

I mercati prendono nota, la triachipirina, orrendo gioco di parole, funziona e lo spread sbollisce un pochino (appena appena,però).

 

Poi arrivano i due guasconi, e noi rischiamo di essere un po' disorientati, ma per cena gli argomenti non mancheranno. Anzi, è proprio la nostra comune mancanza di orientamento a darci motivi di discussione. Perché insomma siamo tutti lettori di giornali e non possiamo che essere turbati nell'apprendere, ad esempio, dalla Stampa di stamattina che i 5 stelle, nella persona di Di Maio, sono diventati i custodi dell'ortodossia contabile e del rigore finanziario per il bilancio dello stato. Una sensazione di straniamento ci ha accompagnato per tutta la giornata, risentendo ciò che il capo politico ha detto in passato sul tema e riandando a ciò che ha fatto in materia di spesa pubblica. Non si trovava nulla che potesse avvalorare l'idea di trovarci davanti un attento custode dei conti pubblici. Sì, si contrappone allo sfondatore dichiarato dei tetti di deficit, al Matteo Salvini che, coi soldi degli altri, vuole fare e fare e aiutare e salvare tutti (salvo in realtà danneggiare tutti con il peggioramento delle condizioni generali dell'economia). Ma di Salvini si sa, è Di Maio che sta tentando di fare notizia disperatamente e con l'arma che, seppure abbia una logica politica, ormai non ci saremmo più aspettati, e cioè con un misto di moderatismo in economia e di estremismo sui temi giudiziari. Quindi prova a essere insieme Forlani e Di Pietro. Si qualifica come prudente per la spesa pubblica, ma condanna i sottosegretari leghisti prima del rinvio a giudizio. Difficile reggere, anche perché sanno di falso entrambe le scelte. Sul rigore finanziario non ha dato alcun argomento credibile e concreto né suggerito politiche realizzabili, continuando invece a nascondersi dietro ai feticci dei vitalizi, dei costi della politica, delle pensioni doro. E continuando a tenere in prima linea nel suo partito gli sfasciatutto anti-banche anti-euro anti-Europa anti-aziende. Sulla giustizia invece c'è un allineamento perfetto con il travaglismo, strategia di difficile successo. Ah, intanto Di Maio si è un po' allontanato dai social, su Twitter oggi un piccolo risveglio per complimentarsi con le forze dell'ordine per una brillante operazione, insomma è andato in territorio salviniano.

 

 

Per l'opposizione i tentativi di differenziare i due contraenti non reggono.

 

Sulla pericolosità e inefficacia delle strategie economiche basate sull'aumento del debito preferiamo altre analisi a quelle di Di Maio.

 

 

Allora sono giorni che Salvini o qualcuno dei suoi stuzzica la controparte contrattuale dei 5 stelle sulla questione delle morti sul lavoro. Le statistiche non sono buone e l'attacco va dritto contro Di Maio, responsabile del ministero da cui dipendono i controlli e le direttive per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il tutto si incattivisce ulteriormente e diventa irritante perché tra i pochi provvedimenti che hanno portato qualche riduzione del costo del lavoro c'è stato proprio il taglio dei contributi all'Inail, al principale ente responsabile della sicurezza dei lavoratori. Va bene che era in attivo e che c'erano spazi per mantenere efficienza pur con meno risorse, ma il taglio c'è stato e prima o poi sarà motivo di insulti reciproci.

 

E Busto Arsizio aiuta ancora di più Di Maio nel suo nuovo tormentone sull'emergenza corruzione, mentre l'inchiesta lombarda, che inizialmente aveva colpito di più Forza Italia, comincia a interessare anche i leghisti doc.

 

Che poi ha ragione il Foglio, non scomodate per paragoni tangentopoli e i suoi, seppur criticabili, fasti.

 

 

Del Di Maio neo moderato in economia e anche neo liberale in tema di diritti civili continuiamo a notare l'evidente ipocrisia, tuttavia un aspetto del suo neo liberalismo e quindi anche del saper riconoscere, crocianamente, l'importanza di ciò che muove la lotta politica e, einaudianamente quella del conoscere per deliberare, beh, in una cosa il neo Di Maio ci piace.

 

 

I ragazzi e i loro video, piccoli filmmaker crescono e finiscono licenziati i professori.

  

La cena chiamata su Twitter non andò a segno, altre cose andarono maluccio, ma se c'è un fondo di amore ci si ritrova, sempre. Eccoli:

  

  

La Banca d'Italia comincia a preoccuparsi per le condizioni del debito italiano e del suo costo.

 

Una delle sempre divertenti e illuminanti mappe messe in rete da questo account Twitter, ecco come la Fox ha piano piano spiazzato la Cnn negli Stati Uniti in termini di audience.

 

 

A Parigi le strade senza cicche di sigarette o di sigaro. La frontiera della pulizia cittadina si sposta più avanti e la lotta diventa spietata, con multe e altri strumenti di repressione/prevenzione. Parlatene a cena, ricordando anche l'altro match in corso a Parigi, quello tra monopattinisti e anti-monopattinisti, in cui il Foglio si è schierato con il suo fondatore.

 

 

A Milano tutti a vedere piante e fiori

 

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