Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Le due crisi infinite: quella della Tav e l'altra della Brexit

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Luigi Di Maio fa la faccia dura sulla Tav, ma, sotto sotto, è un saponetta, più sgusciante dell'originale (che sarebbe Nicola Zingaretti, così soprannominato quando si barcamenava tra le correnti del Pci romano). E' perentorio nella difesa della linea a 5 stelle contraria al completamento della Torino-Lione. Si aggrappa all'analisi costi-benefici, ne fa il suo faro. Ma più si impunta e più fissa la sua posizione e più indica spiragli tecnici, soluzioni di emergenza, spazi di manovra. Dice sempre che la bocciatura riguarda l'opera "così com'è" e uno allora pensa che potrebbe essere in qualche altro modo. Parla di crisi da evitare, s'indigna, ma s'indigna troppo, e scomoda addirittura la parola mercimonio, quando qualcuno gli chiede come andrà a finire col voto in Aula sul processo a Salvini, perché dopo il voto della giunta sulla immunità bisogna comunque passare dall'Aula. E allora uno direbbe ma com'è duro e deciso questo Di Maio, il governo ha chiuso, la maggioranza è squagliata. Ma poi la memoria va all'impeachment, alla manina, e si comincia a fare la tara. E sbiadiscono le frasi dure, per far invece risaltare quelle possibiliste, le velatissime aperture verso una soluzione quale che sia. Ah, intanto Salvini andava avanti col suo di bluff, anche lui spavaldo ma con esclusione del weekend e quindi intenzionato a rimandare tutto a lunedì.

 

Non è facile tenere i due bluff e pure il governo, lo dicevamo ieri, perché questa volta ci sono scadenze vere e contratti seri (non come la buffonata di contratto che dovrebbe guidare l'azione di governo). Qui ci sono contratti che, se non onorati, farebbero andare in capo ai decisori politici il rischio di pesantissimi risarcimenti.

 

  

Perché il contratto, come dicono a Roma, po' esse fero e po' esse piuma, insomma te lo rigiri come ti pare. E Di Maio butta lì anche un'altra traccia verso il possibile salvataggio della maggioranza, quando dice di essere stato leale e perciò di chiedere lealtà. Allora, con tutta quella lealtà e tutte quelle persone leali, cosa vuoi far cadere. Insomma, lui si fa la sparata a uso interno, così il grillino di base (che è solo e sempre un odiatore della politica e specificamente del Pd) si tonifica. Che poi, sulla rete, è già partita una sfilza di messaggi di sostenitori di uno o dell'altro partito di governo per dire che non si deve fare la crisi, non si deve mollare proprio ora, e che sarà mai questa Tav. Una campagna che suona, ecco, diciamolo, non proprio spontanea, attraversata da un afflato politicista, come un Forlani collettivo, o meglio una rete improvvisamente franceschinizzata, che vuole sempre e solo il bene della maggioranza e guai a chi la rompe. Guardate i profili Twitter dei due vicepremier e troverete questi accorati appelli in grande quantità.

  

  

Però, però, però, Di Maio ha avviato il suo reddito di cittadinanza, e quello davvero non lo fermi più, almeno per l'obiettivo principale dei grillini, cioè l'esposizione televisiva di qualcuno con la tessera in mano che va a fare la spesa e a pagare l'affitto (con condimento di servizi su qualche imbroglione preso a lavorare in nero pur avendo fatto domanda e qualche servizio, magari sul Tg1, su "professione navigator"). E allora, fatto questo, che governa ancora a fare? magari la tentazioncina della crisi c'è e se non ci fosse potrebbe comunque spuntare come opzione politica.

 

L'opposizione, guardinga, osserva e constata, ma non vede la crisi chiara e netta.

  

 

Il tenerissimo prof. Ponti incalzato da Mattino 5 spiega e rispiega come si fanno le analisi costi-benefici a seconda dell'ambito in cui si lavora, un costo in più o in meno, un beneficio sfilato o infilato. La faccenda è divertente, godetevi la spiegazione della differenza tra il parere dato nel lavoro commissionato dall'Europa e quello dato nello studio richiesto da Toninelli.

  

Ma c'è un altro governo europeo che 1) aveva fatto una specie di reddito di cittadinanza e poi ha visto che non funzionava 2) oggi è caduto. E' il governo finlandese.

  

Se avete un po' di tempo e voglia ecco una storia esemplare, e ben scritta, su ciò che può accadere tra poteri italiani, autorizzazioni, imprese e, tocco finale, un ministero guidato da Di Maio. E' la storia del deposito Gpl di Chioggia uscita sul Sole24Ore a firma Jacopo Giliberto.

 

8 marzo, manifestazioni in tutto il mondo, scioperi, iniziative. Al Quirinale le parole migliori, le testimonianze più significative di donne che hanno raccontato esperienze di dolore, ingiustizia, violenza e di speranza e fattivo impegno.

 

  

Il Venezuela impantanato, pieno di energia (petrolio) che non riesce a rendere utilizzabile. Il paradosso del paese al buio.

 

 

E che altro c'è? Di che volete parlare accingendovi al fine settimana? Torniamo a una nostra passione, l'insensata Brexit. Ecco l'ultima, divertente, contorsione di Theresa May, che spara un "potrebbe anche non farsi mai".

 

  

L'addio a un grande attore e uomo intelligente.